All'inizio dell'essere cristiano
non c'è una decisione etica
o una grande idea,
bensì l'incontro con un avvenimento,
con una Persona,
che dà alla vita un nuovo orizzonte
e con ciò la direzione decisiva.
Nel suo Vangelo
Giovanni aveva espresso quest'avvenimento
con le seguenti parole:
« Dio ha tanto amato il mondo
da dare il suo unico Figlio,
perché chiunque crede in lui ...
abbia la vita eterna »
Benedetto XVI
Sabato 11 febbraio ore 15.00 sarà celebrata in chiesa parrocchiale la Messa per gli ammalati.
Seguirà un ritrovo nel salone del teatro per un momento di gioiosa convivialità.
Per rendere più bella la festa occorrono TORTE. Grazie in anticipo a quanti vorranno collaborare. Per la consegna rivolgersi in parrocchia entro sabato in mattinata.
PER GLI ANZIANI E I MALATI
Chi avesse difficoltà per uscire di casa da solo può telefonare ai seguenti numeri: 02-45481410 - 02-2619804
Mercoledì, giovedì e venerdì alle ore 20.30 in chiesa parrocchiale.
13. Tutto ciò non deve indurre però ad un ingenuo ottimismo. Non si può infatti dimenticare che, purtroppo, proseguono ancora sanguinosi conflitti fratricidi e guerre devastanti che seminano in vaste zone della terra lacrime e morte. Ci sono situazioni in cui il conflitto, che cova come fuoco sotto la cenere, può nuovamente divampare causando distruzioni di imprevedibile vastità. Le autorità che, invece di porre in atto quanto è in loro potere per promuovere efficacemente la pace, fomentano nei cittadini sentimenti di ostilità verso altre nazioni, si caricano di una gravissima responsabilità: mettono a repentaglio, in regioni particolarmente a rischio, i delicati equilibri raggiunti a prezzo di faticosi negoziati, contribuendo a rendere così più insicuro e nebuloso il futuro dell'umanità. Che dire poi dei governi che contano sulle armi nucleari per garantire la sicurezza dei loro Paesi? Insieme ad innumerevoli persone di buona volontà, si può affermare che tale prospettiva, oltre che essere funesta, è del tutto fallace. In una guerra nucleare non vi sarebbero, infatti, dei vincitori, ma solo delle vittime. La verità della pace richiede che tutti — sia i governi che in modo dichiarato o occulto possiedono armi nucleari, sia quelli che intendono procurarsele —, invertano congiuntamente la rotta con scelte chiare e ferme, orientandosi verso un progressivo e concordato disarmo nucleare. Le risorse in tal modo risparmiate potranno essere impiegate in progetti di sviluppo a vantaggio di tutti gli abitanti e, in primo luogo, dei più poveri.
14. A questo proposito, non si possono non registrare con rammarico i dati di un aumento preoccupante delle spese militari e del sempre prospero commercio delle armi, mentre ristagna nella palude di una quasi generale indifferenza il processo politico e giuridico messo in atto dalla Comunità Internazionale per rinsaldare il cammino del disarmo. Quale avvenire di pace sarà mai possibile, se si continua a investire nella produzione di armi e nella ricerca applicata a svilupparne di nuove? L'auspicio che sale dal profondo del cuore è che la Comunità Internazionale sappia ritrovare il coraggio e la saggezza di rilanciare in maniera convinta e congiunta il disarmo, dando concreta applicazione al diritto alla pace, che è di ogni uomo e di ogni popolo. Impegnandosi a salvaguardare il bene della pace, i vari Organismi della Comunità Internazionale potranno ritrovare quell'autorevolezza che è indispensabile per rendere credibili ed incisive le loro iniziative.
15. I primi a trarre vantaggio da una decisa scelta per il disarmo saranno i Paesi poveri, che reclamano giustamente, dopo tante promesse, l'attuazione concreta del diritto allo sviluppo. Un tale diritto è stato solennemente riaffermato anche nella recente Assemblea Generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, che ha celebrato quest'anno il 60o anniversario della sua fondazione. La Chiesa cattolica, nel confermare la propria fiducia in questa Organizzazione internazionale, ne auspica un rinnovamento istituzionale ed operativo che la metta in grado di rispondere alle mutate esigenze dell'epoca odierna, segnata dal vasto fenomeno della globalizzazione. L'Organizzazione delle Nazioni Unite deve divenire uno strumento sempre più efficiente nel promuovere nel mondo i valori della giustizia, della solidarietà e della pace. Da parte sua la Chiesa, fedele alla missione ricevuta dal suo Fondatore, non si stanca di proclamare dappertutto il « Vangelo della pace ». Animata com'è dalla salda consapevolezza di rendere un indispensabile servizio a quanti si dedicano a promuovere la pace, essa ricorda a tutti che, per essere autentica e duratura, la pace deve essere costruita sulla roccia della verità di Dio e della verità dell'uomo. Solo questa verità può sensibilizzare gli animi alla giustizia, aprirli all'amore e alla solidarietà, incoraggiare tutti ad operare per un'umanità realmente libera e solidale. Sì, solo sulla verità di Dio e dell'uomo poggiano le fondamenta di un'autentica pace.
Convegno della vigilia 11.02 ore 15.00-18.00
Quest'anno la Dottrina Sociale della Chiesa ci impegna in una riflessione
di natura teologica che faccia scaturire dalla Parola del Signore la
consapevolezza di una testimonianza non solo a livello personale (rapporto
fede e vita quotidiana) ma anche capace di
progetti e comportamenti condivisi nella società.
Per una presenza che suggerisca speranza e fiducia nel nostro tempo la Comunità cristiana può concretamente ipotizzare letture e piste di lavoro che incoraggino il rischio, la prova, la sperimentazione, l'andare contro corrente?
Ovviamente un contesto pluralista per idee, mentalità, ideologie ed educazioni diverse non sa reggere o non sa condividere le proposte che scaturiscono dalla Dottrina Sociale della Chiesa (e neppure la nostra fede, in fondo), ma noi abbiamo il dono e la responsabilità di conoscere linee nuove che valgono per ogni uomo e ogni donna. Come credenti abbiamo anche il compito di scandagliare la realtà umana, sapendo scoprire, come Giovanni XXIII, "i segni dei tempi" che questa società, nel suo cammino, realizza, magari inconsapevole del dono dello Spirito che la anima.
Ma quali sono, nel nostro tempo, le novità attraverso cui il Signore parla, indirizzandoci verso nuove mete di consapevolezza?
Anzi la via della Chiesa passa attraverso l'esperienza, i bisogni, le attese di ogni persona. «Questo uomo è la prima via che la Chiesa deve percorrere nel compimento della sua missione... la via tracciata da Cristo stesso, via che immutabilmente passa attraverso il mistero della Incarnazione e della . Redenzione» (Centesimus Annus 53).
Quali sono le povertà e le nuove povertà, i bisogni e le insicurezze, i rischi e le nuove paure?
Così il mondo del lavoro e, più in generale, la vita economica e politica si trovano a doversi confrontare su linee alte che hanno percorso la storia: valori, progetti, rinnovamenti, conversioni e rivoluzioni interiori.. Si parla di un nuovo modo di lavorare.
Ma ci sono le condizioni di un trasbordo senza lasciarci dietro disoccupati, cassa integrati, giovani per anni precari?
La Dottrina sociale della Chiesa dice qualcosa sul nostro futuro?
C'è qualche suggerimento che viene dal suo essere "esperta in umanità"?
venerdì 10 febbraio 2006, ore 21.00
LES CHORISTES - I RAGAZZI DEL CORO
FRANCIA 2004 - regia di Christophe Barratier
con Gerard Jugnot, Jean Baptiste Maunier, Jacques Perrin, Francois Berleand
1949. Un professore di Musica, Clement Mathieau, è assunto come sorvegliante in un istituto di rieducazione per minori. La durezza della vita nel triste, decadente edificio, dove sotto la conduzione di un rigido direttore si risparmia su tutto, dal cibo al riscaldamento, ha reso gli allievi ancora più difficili e ribelli. Ma Clement ha un approccio diverso, basato sulla compren sione e sulla tolleranza, sa che quei ragazzini sono usciti vulnerabili da una terribile guerra e da condizioni precarie, e tenta di aiutarli con la disciplina dolce e coinvolgente del canto.
Tra i piccoli sbandati c’è Pierre, ombroso e selvatico ma dotato di una voce angelica, che sotto la guida saggia di Clement riesce a costruirsi un luminoso futuro da direttore d’orchestra. Ed anche gli altri piccoli coristi riescono, grazie alla magia della musica, a percepire la coscienza della loro dignità.
Un film di un regista esordiente, che si muove con grazia ed equilibrio tra dramma e commedia, e che grazie ad una sensibilità mai sdolcinata e ad un sottile umorismo ha saputo raccogliere in Francia, ma anche in tutta Europa, un successo di pubblico sorprendente.
Domenica 12 febbraio alle ore 16.00 nel teatro dell'oratorio
L’attuale cultura della vita, oggi è sempre più segnata dall’enorme progresso delle scienze e della tecnologia. Esse hanno portato l’uomo a formarsi, quasi inavvertitamente, l’idea che a loro appartenga un potere pressoché illimitato sulla vita umana. Questo progresso tecnico ha avuto, inoltre, una seconda ripercussione nel confermare l’antica idea illuministica della possibilità della ragione di spiegare adeguatamente e senza ombre tutta la realtà esistente. In questo modo, l’esistenza umana si è ritrovata tendenzialmente sottratta alla dimensione del mistero e del senso dell’esistere, quasi che ciò che non può cadere sotto l’indagine della scienza, non avrebbe nemmeno diritto di appartenere in senso pieno alla realtà.
Di conseguenza, la domanda sul senso dell’esistere, ineludibile da parte dell’uomo, è stata semplificata e mortificata in una duplice richiesta di natura più pragmatica: individuare ciò che favorisce e fa crescere il benessere della vita per metterlo, conseguentemente, in atto con efficienza. Gli ostacoli nel trovare una risposta pratica a queste esigenze non hanno tardato a mostrarsi, in quanto il benessere è sempre frutto di interpretazione e l’efficienza spesso si scontra con il benessere dell’altro.
È necessario dunque riconoscere i limiti della semplificazione operata dalla tecnologia e dalle scienze e riguadagnare a monte l’orizzonte del senso. Occorre riguadagnare, per dirla in modo molto sintetico, ciò che sta alla radice dell’esistenza umana. La vita umana è esperienza di incontro, di promessa, di offerta di senso che la interpella e la chiama a decisione. In una parola è esperienza di gratuità e di dono. Ciò si manifesta nella esperienza delle buone relazioni, che attestano tale gratuità in cui la vita è avvolta: prima di tutto la relazione filiale e la relazione parentale.
Fin dall’inizio ogni uomo è introdotto nella vita dalla relazione che si instaura con gli altri: fin dalla prima cellula vivente la relazione con la madre mostra come la vita sia buona e colma di senso. Fin dall’inizio ogni uomo è introdotto in una relazione che media il senso della vita e alla quale si è invitati a dare fiducia. Infatti l’esperienza di gratuità che è la vita, è sempre accompagnata anche dalla minaccia, dalla menzogna, dal dramma: le ragioni di bene offerte dalla relazione con altri possono essere effettivamente sperimentate e riconosciute criticamente come buone, solo dopo che ci si è affidati, dando loro credito.
La relazione, nella quale fin dagli inizi la vita umana si trova, pone di fronte a una alternativa. Rispetto a ciò che l’altro mi propone, è possibile dire di no (preferendo un’altra relazione, mantenendo le distanze) oppure dire di sì (accogliendo la relazione offerta). Questa maturazione della decisione avviene per passi graduali, seguendo una dinamica che può consentire anche passaggi dal no al sì (e viceversa).
Ma qualsiasi decisone di relazione si prenda, si tratterà sempre di una risposta che interpreta il senso della vita e la responsabilità verso di essa e che riqualificare il senso globale del vivere, dall’interiorità più profonda al suo esprimersi concreto.
La visione cristiana della vita ci inserisce a pieno titolo nella relazione con l’Altro. Il Dio di Gesù Cristo ci precede nell’offrirci una vita buona e colma di senso, alla quale prestare il nostro assenso di fede. Assumere e fare propria la promessa di bene che Dio ci offre, fonda e rende possibile la libertà e la responsabilità umana. Nella relazione con la promessa di vita con Dio creatore, l’uomo può attuare la sua vita nella medesima intenzionalità, facendo a sua volta della propria vita un dono.
Queste riflessioni non sono oggi immediate e scontate da cogliere. La stessa definizione della nostra società come “società senza padri” porta a leggere la vita in relazione agli altri come accessoria, mentre si riconosce alla realtà e alle esigenze della singolarità una precedenza assoluta (è una vertigine del narcisismo).
La vera sfida che abbiamo di fronte è quella di saper sapientemente mostrare che il senso della vita umana è nella custodia, reciproca e responsabile, della vita degli altri.
La rapida evoluzione tecnologica, culturale e sociale, oltre gli innegabili vantaggi, genera anche preoccupazioni e paure sulla salute degli uomini e sul futuro del pianeta. Tale situazione fa emergere interrogativi sull'esistenza, sul senso del dolore e sofferenza e sul modo di affrontarli. Fondamentale diventa la testimonianza umana e cristiana dei malati i quali possono diventare vangelo vivente di Cristo tra gli uomini. Se la sofferenza è maestra di vita, il malato può diventare un buon insegnante.
"...la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio" (Col. 3,3).
Solo comprendendo e percependo la dimensione misteriosa della vita, si può essere disponibili a ricercarne il senso e il valore e a riscoprirla come dono, di cui essere riconoscenti e responsabili.
"Fissare lo sguardo su Gesù" e fare memoria della sua vita mortale è scoprire una chiave interpretativa e una finalizzazione umanamente impensabile del limite che causa sofferenza, dolore, morte.
"lo sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza" (Gv. 10,10).
Gesù promuove la vita e guarisce i malati, come segno del Regno di Dio, dove la malattia, la sofferenza e la morte non sono ultima parola, ma vengono superate in una visione di una salute di vita piena e integrale. L'offerta di noi stessi, soprattutto nel nostro servire e nella cura delle persone sofferenti, grazie alla presenza e al dono di Gesù, ci pone a servizio e ci fa vivere una solidarietà costruttiva. Nel momento supremo della Croce il Figlio di Dio, Buon Pastore, dona la vita per le sue pecore e dona ad esse di vivere la stessa vita di relazione obbediente e filiale al Padre, per la salvezza del mondo. Anche la nostra sofferenza, nella croce di Cristo si porta dentro una '1 certezza e una promessa: la vittoria definitiva della vita sul male e sulla morte.
"Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per gli amici" (Gv.15,13).
Gesù non solo ha guarito i malati, ma ha vinto e ha dato senso alla sofferenza, assumendola su di sé per amore e così, vincendo malattia e morte, ci ha fatto il dono della salute piena che è la salvezza. Gesù è andato incontro alla morte con consapevolezza e libertà. Gesù non vuole il dolore; come ogni uomo Egli vuole la vita, la gioia. Incontra però il male, la sofferenza, la morte sul cammino che Egli percorre insieme agli uomini. Egli vuole eliminare il male, ma il modo di eliminazione ci sorprende. Dio elimina il male non ignorandolo o aggirandolo, ma aggredendolo e trasformandolo dal di dentro con la forza dell'amore. Il discepolo riceve dal suo Signore Maestro lo stesso compito: trasformare ogni croce umana in croce di Cristo.
«Andate, annunciate e curate" (Lc. 9,1-2).
La comunità cristiana si caratterizza come comunità di vita nuova e liberata, inviata come segno e strumento del Cristo, datore di vita e di salute piena. Tuttavia non mancano situazioni in cui questo volto della comunità non sia ancora pienamente riconosciuto da alcuni pastori, fedeli, associazioni e movimenti. Il lavorare in modo individualistico, la sorte di delega in bianco a quanti, per carisma o doti personali, continuano con passione e tenacia a proseguire progetti possibili, non sono garanzia di efficacia ecclesiale.
".. .perché si manifestassero in lui le opere di Dio" (Gv. 9,3).
La comunità è chiamata a "riconoscere" la presenza del malato e il
suo essere soggetto attivo della comunità umana e cristiana, perché
attraverso l'esperienza di malattia e sofferenza, vissuta e condivisa alla
luce della Pasqua di Cristo, si possa manifestare oggi la potenza delle sue
opere salvifiche. La persona sofferente ci richiama ad una adeguata
attenzione circa l'integrazione personale ed ecclesiale a partire dalla
specifica ricchezza evangelica e cristiana. Contro il mito dell'uomo
perfetto e della società libera dalla sofferenza, la comunità cristiana, che
non rinuncia a porsi la domanda sul perché della sofferenza, attinge una
luce particolare dall'incontro pasquale di Gesù.