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Parrocchia San Giovanni Crisostomo

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Foglio settimanale: n. 1 - 7 gennaio 2006


"SE TU CONOSCESSI..."

"In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete..." ci ha detto Giovanni il Battista nei giorni dello scorso avvento. E l'evangelista Giovanni ci dice nel suo Vangelo: "Se tu conoscessi il dono di Dio...".

Conoscere... sperimentare una conoscenza viva e vitale... è importante. E noi conosciamo così poco di noi stessi, delle persone che ci stanno accanto e che noi crediamo di conoscere... conosciamo così poco della vita e di Dio che ne è l'autore...

Le parole che abbiamo ricordato sopra sono particolarmente attuali. Da una parte ci ricordano che Dio rimane un mistero insondabile che noi non possiamo possedere o tanto meno manipolare. Dall'altra ci ricordano che, nonostante lui si offra alla nostra esperienza nel suo Figlio Gesù, la nostra disponibilità ad ascoltarlo e a lasciarci coinvolgere nel suo mistero, lascia spesso a desiderare... Siamo a volte inspiegabilmente pigri, paventiamo delle scomodità, esitiamo a metterci in gioco...

Eppure questo conoscere è per noi di vitale importanza: ci permette di intravedere i sensi della nostra vita, alimenta in noi il coraggio di vivere con un respiro ampio e con orizzonti allargati. L'esperienza conoscitiva che Gesù propone, ci accompagna efficacemente nella ricerca delle radici della pace e di una autentica fratellanza umana e ci apre ad un ottimismo realistico e concreto che genera la passione per una radicalità generosa.

Ai giovani convenuti a Colonia la scorsa estate, il Papa chiedeva di dare udienza a Dio: "Concedete a Dio il diritto di parlarvi!". Questo stesso invito rivolgo a me e a voi all'inizio di un nuovo anno.

Auguri!

don Piero


GRAZIE...!

Ringraziamo di vero cuore tutti coloro che in occasione di queste feste ci sono stati vicini con cordiale simpatia e amicizia.
Ricambiamo gli auguri ricevuti e i doni, fatti alla Comunità e a noi personalmente, con il portarvi dentro al nostro stare davanti a Gesù con voi e per voi

don Nicola e don Piero

con don Attilio


ANNIVERSARI DI MATRIMONIO

Si prega di segnalarsi presso al segreteria parrocchiale (0245481410).


L'ORIZZONTE IDEALE DELLA CITTÀ…
ANCORA “DONO DI SÉ” E “COLLOQUIO FRATERNO” (2°)

Conosco le obiezioni che si possono fare. Il "dono di sé" - si dice - non è mai totalmente gratuito; contiene sempre un'aspettativa di "ritorno", di vantaggio per sé.

Ma se è davvero così, perché tanti ostacoli e tante obiezioni nell'accettare questa prospettiva?

lo credo che sia perché alla fine, a ben pensarci, il "dono di sé" mette in gioco in modo radicale tutta la nostra persona. Se accettiamo questa prospettiva, siamo costretti a guardare a noi stessi con estrema schiettezza e non possiamo più sottrarci alla concretezza delle nostre responsabilità e del nostro impegno. Non possiamo più fingere di avere altro da fare. Non possiamo più pensare di estraniarci dai luoghi effettivi della nostra esistenza.

Noi siamo qui: in questa storia; in questa città; fra questa gente; in questo quartiere; in questa scuola; in questo ufficio; in questa fabbrica. Per quanto possano navigare la nostra fantasia e la nostra immaginazione, noi siamo qui e non altrove!

Allora, la storia va assunta; dobbiamo occuparcene. Il nostro essere uomini è legato a questo, è strettamente connesso alla nostra indole sociale, all'accorgerci che l'altro esiste e che noi lo incontriamo continuamente e che con lui dobbiamo vivere una relazione che edifica la società e che edifica anzitutto noi stessi!

In questo senso, il "dono di sé" ha una specie di "ritorno vantaggioso". C'è un "vantaggio" perché a tutti "giova" una società diversa e resa migliore dalla qualità delle relazioni e dall'assunzione di responsabilità nella storia; perché a tutti "fa bene" una comunità vera, dove la "messa in comune dei doni" significhi una comunità che, accanto ai valori di libertà e di eguaglianza, cerca di vivere e attuare anche quello della fraternità, che in modo particolare dà forza alla dignità della persona umana e che nella "persona" riconosce il "fratello".

La fraternità è la prospettiva sociale più difficile, ma nel contempo la più ricca e densa di fecondità per il futuro di un mondo che sarà sempre meno "nazionale" ed "etnico" e sempre più "globale" e, necessariamente, "multietnico".

Sono ben convinto, infatti, che anche questa dimensione del "dono di sé" debba appartenere alla prospettiva civile della nostra società.

La fede poi ci conduce a confessare che il principio vivo e il paradigma del "dono di sé" al fratello è Cristo Gesù, il Figlio eterno di Dio che spoglia se stesso, si fa uomo, diviene servo, si dona totalmente e per sempre, con la morte di croce, ad ogni uomo e dà così origine ad un nuova umanità, non più divisa ma radunata in unità.

Il "fraterno colloquio" tra gli uomini

La Gaudium et spes ci ricorda, ancora, che "tra gli aspetti più importanti del mondo d'oggi va annoverato il moltiplicarsi delle mutue relazioni tra gli uomini, al cui sviluppo molto contribuiscono i progressi tecnici contemporanei". E subito precisa: "Tuttavia il fraterno colloquio tra gli uomini (fraternum hominum colloquium) non si realizza in questi progressi, ma più profondamente nella comunità delle persone, che esige un reciproco rispetto della loro piena dignità spirituale".

Dal Concilio risulta allora con estrema chiarezza che non ci può essere vera comunità degli uomini - e quindi non ci può essere vera Città - se manca un'autentica relazione tra di loro.

Ma quest'ultima non si identifica semplicemente con le moltissime possibilità di incontro e di scambio che oggi la vita ci riserva. Deve, piuttosto, nascere da un "fraterno colloquio tra gli uomini" e deve realizzarsi attraverso questo stesso "fraterno colloquio".

dal discorso di sant’Ambrogio 2005 del Cardinale


MESSAGGIO DI BENEDETTO XVI PER LA GIORNATA MONDIALE DELLA PACE:
NELLA VERITÀ, LA PACE (1)

1. Con il tradizionale Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, all'inizio del nuovo anno, desidero far giungere un affettuoso augurio a tutti gli uomini e a tutte le donne del mondo, particolarmente a coloro che soffrono a causa della violenza e dei conflitti armati. È un augurio carico di speranza per un mondo più sereno, dove cresca il numero di quanti, individualmente o comunitariamente, si impegnano a percorrere le strade della giustizia e della pace.

2. Vorrei subito rendere un sincero tributo di gratitudine ai miei Predecessori, i grandi Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II, illuminati operatori di pace. Animati dallo spirito delle Beatitudini, essi hanno saputo leggere nei numerosi eventi storici, che hanno segnato i loro rispettivi Pontificati, il provvidenziale intervento di Dio, mai dimentico delle sorti del genere umano. A più riprese, quali infaticabili messaggeri del Vangelo, essi hanno invitato ogni persona a ripartire da Dio per poter promuovere una pacifica convivenza in tutte le regioni della terra. Nella scia di questo nobilissimo insegnamento si colloca il mio primo Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace: con esso desidero ancora una volta confermare la ferma volontà della Santa Sede di continuare a servire la causa della pace.
Il nome stesso di Benedetto, che ho scelto il giorno dell'elezione alla Cattedra di Pietro, sta ad indicare il mio convinto impegno in favore della pace. Ho inteso, infatti, riferirmi sia al Santo Patrono d'Europa, ispiratore di una civilizzazione pacificatrice nell'intero Continente, sia al Papa Benedetto XV, che condannò la Prima Guerra Mondiale come " inutile strage " e si adoperò perché da tutti venissero riconosciute le superiori ragioni della pace.

3. Il tema di riflessione di quest'anno — " Nella verità, la pace " — esprime la convinzione che, dove e quando l'uomo si lascia illuminare dallo splendore della verità, intraprende quasi naturalmente il cammino della pace. La Costituzione pastorale Gaudium et spes del Concilio Ecumenico Vaticano II, chiusosi 40 anni or sono, afferma che l'umanità non riuscirà a " costruire un mondo veramente più umano per tutti gli uomini su tutta la terra, se gli uomini non si volgeranno con animo rinnovato alla verità della pace ". Ma quali significati intende richiamare l'espressione " verità della pace "? Per rispondere in modo adeguato a tale interrogativo, occorre tener ben presente che la pace non può essere ridotta a semplice assenza di conflitti armati, ma va compresa come " il frutto dell'ordine impresso nella società umana dal suo divino Fondatore ", un ordine " che deve essere attuato dagli uomini assetati di una giustizia sempre più perfetta ". Quale risultato di un ordine disegnato e voluto dall'amore di Dio, la pace possiede una sua intrinseca e invincibile verità e corrisponde " ad un anelito e ad una speranza che vivono in noi indistruttibili ".

4. Delineata in questo modo, la pace si configura come dono celeste e grazia divina, che richiede, a tutti i livelli, l'esercizio della responsabilità più grande, quella di conformare — nella verità, nella giustizia, nella libertà e nell'amore — la storia umana all'ordine divino. Quando viene a mancare l'adesione all'ordine trascendente delle cose, come pure il rispetto di quella " grammatica " del dialogo che è la legge morale universale, scritta nel cuore dell'uomo, quando viene ostacolato e impedito lo sviluppo integrale della persona e la tutela dei suoi diritti fondamentali, quando tanti popoli sono costretti a subire ingiustizie e disuguaglianze intollerabili, come si può sperare nella realizzazione del bene della pace? Vengono infatti meno quegli elementi essenziali che danno forma alla verità di tale bene. Sant'Agostino ha descritto la pace come " tranquillitas ordinis ", la tranquillità dell'ordine, vale a dire quella situazione che permette, in definitiva, di rispettare e realizzare appieno la verità dell'uomo.


CAMMINO PER FIDANZATI IN PREPARAZIONE AL SACRAMENTO DEL MATRIMONIO

Dieci incontri per mettere a fuoco le dimensioni conoscitive, esperienziali e umane del matrimonio alla luce della rivelazione e della fede cristiana....

Da giovedì 19 gennaio a domenica 26 marzo ogni giovedì sera alle 20.45 (in via Cambini 10).


CINEFORUM

venerdì 13 gennaio 2005 - ore 21.00

LE CONSEGUENZE DELL'AMORE
Italia, 2004 - regia di Paolo Sorrentino, con Toni Servillo, Adriano Giannini, Angela Goodwin, Olivia Magnani, Raffaele Pisu.

Titta di Girolamo, ex commercialista, è un uomo misterioso che da otto anni vive in un albergo di Chiasso, ordinata cittadina della Svizzera italiana. Titta parla poco, fuma tanto, non dorme mai. Ogni tanto riceve una valigia e la porta in banca. Serio ed elegante, e soprattutto schivo, annota strane operazioni su un taccuino, come un contabile. Unica concessione al desiderio, spia in segreto Sofia, la giovane barista dell'hotel.

Sofia è una giovane fanciulla di una bellezza ordinaria ma, al tempo stesso, dalla presenza così leggiadra e angelica che col tempo riesce a perforare la robusta corrazza che il commercialista si è costruito in anni di solitudine ed a rompere la tremenda monotonia della sua vita. Ma inesorabilmente vengono a galla i segreti di Titta, errori che sta ancora pagando, costringendolo a fare i conti con un passato e un presente a rischio totale.

Il secondo film di Paolo Sorrentino, presentato a Cannes 2004, è una sorta di thriller psicologico, in cui il ritmo controllato e le atmosfere tetre e misteriose rappresentano un’interessante conferma dell'originalità e dello stile del regista, stile che è raffinato, personale, rigoroso, e che trova un interprete ideale in un grande Toni Servillo.


IO NON SO COME - di Elio Fiore

lo non so come,
la notte è lunga
e il tempo un mostro,
ma so che verrà l'alba
e la vita degna
sarà in ogni uomo,
e la terra non tremerà più
e la stella di Betlemme
ricorderà per sempre che Cristo
è veramente nato
per tutti gli uomini.

lo non so come,
la guerra è sulla terra
e il male sconvolge la Creazione,
ma so che verrà l'alba
e ogni uomo avrà il suo pane
e ogni uomo sulla spiaggia
riconoscerà Cristo che mangia
pesce e parla con lui.

lo non so come,
anche quest'anno è stato orrendo
di massacri e di morti,
ma so che verrà l'alba
eterna, la luce che attende
ogni creatura, fatta a immagine
di Dio, canto dell'universo.

lo non so come,
la notte è lunga
e il tempo un mostro,
ma so che verrà l'alba.

(da "Gli occhi dell'universo", Clean, Napoli 1995)


FIDUCIA SULLA TERRA

Abbiamo vissuto con gioia le giornate del pellegrinaggio di fiducia sulla terra a Milano, promosse dalla Comunità di Taizè: sono state una esperienza bella e concreta della azione operante dello Spirito che costruisce unità. La presenza insieme di tanti giovani di nazioni, culture e tradizioni religiose diverse, capaci di costruire intesa pur senza possedere una lingua comune, e animati da un medesimo anelito alla pace, all’amore e alla comunione, centrate sul Signore Gesù è un segno di speranza inequivocabile. Perchè questa esperienza continui ad irraggiare tra noi speranza, vogliamo darle continuità anche con la pubblicazione dell’ultima lettera di Frére Roger, rimasta incompiuta, che ci presenta appassiona tamente il messaggio di un uomo che ha vissuto la ricerca del Dio di Gesù insieme ai fratelli, con docile onestà intellettuale.


LETTERA DA TAIZÉ PER IL 2006
"LETTERA INCOMPIUTA" (1)

"Vi lascio la pace, vi do la mia pace": qual è questa pace che Dio dona?
Prima di tutto è una pace interiore, una pace del cuore. È quella che permette di volgere uno sguardo di speranza sul mondo, anche se spesso è lacerato da violenze e conflitti.

Questa pace di Dio è anche un sostegno affinché riusciamo a contribuire, con grande umiltà, a costruire la pace laddove è minacciata.

Una pace mondiale è così urgente per alleviare le sofferenze, soprattutto perché i bambini di oggi e di domani non conoscano l'angoscia e l'insicurezza.

Nel suo Vangelo, in una folgorante intuizione, san Giovanni definisce chi è Dio in tre parole: "Dio è amore". Se solo cogliessimo queste tre parole, andremmo lontano, molto lontano.

Che cosa ci attrae in queste parole? In esse troviamo questa luminosa certezza: Dio non ha mandato Cristo sulla terra per condannare, ma perché ogni essere umano sappia di essere amato e possa trovare un cammino di comunione con Dio.

Perché allora alcuni sono colti dallo stupore di un amore e si sentono amati o anche ricolmi? Perché altri hanno invece l'impressione di essere poco considerati?

Se ognuno potesse comprendere: Dio ci accompagna fino alle nostre insondabili solitudini. A ciascuno dice: "Sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e io ti amo". Si, Dio non può che donare il suo amore, in questo è tutto il Vangelo.

Quello che Dio ci chiede e ci offre è semplicemente di ricevere la sua misericordia infinita.

Che Dio ci ami è una realtà talvolta poco accessibile. Ma quando scopriamo che il suo amore è soprattutto perdono, il nostro cuore si rasserena ed anche si trasforma.

Ed eccoci capaci di abbandonare in Dio ciò che prende d'assalto il nostro cuore: qui è la sorgente dove ritrovare la freschezza dello slancio.
(continua)

 

 

 

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