di Aldo Maria Valli
Madre Teresa di Calcutta si rivolgeva così alle sue novizie: “Avete visto,
durante la Messa, con quanta attenzione e delicatezza il sacerdote toccava il
Corpo di Cristo divenuto pane di vita? Fate altrettanto con i poveri”.
E spiegava: “Il Cristo che si offre a noi sotto le apparenze del pane e il Cristo
che si nasconde sotto l'aspetto sofferente del povero è lo stesso Gesù”.
Quando Madre Teresa assisteva i moribondi non era mossa semplicemente da pietà.
Non faceva solo assistenza sociale.
Esprimeva l'amore di Cristo per l'uomo, per ogni uomo, specialmente per il più
povero, debole e abbandonato.
Disse una volta: Il lavoro che realizziamo è, per noi, soltanto un mezzo
per concretizzare il nostro amore di Cristo.
Siamo dedite al servizio dei più poveri dei poveri, vale a dire di Cristo, di
cui i poveri sono l'immagine dolorosa.
Gesù nell'Eucaristia e Gesù nei poveri, sotto le specie del pane e sotto le
specie del povero, ecco quel che fa di noi delle contemplative nel cuore del
mondo.
Queste parole mi sono tornate alla mente vedendo che sempre più persone si
dedicano alla contemplazione eucaristica permanente istituita nella nostra parrocchia.
A volte, nella cappella immersa nel silenzio, arrivano i rumori della vita che
fuori continua a scorrere: il clacson di un'automobile, gli schiamazzi di un
gruppo di adolescenti, il pianto di un bambino.
In questi casi è facile essere colti da una domanda: ha davvero senso stare
qui, davanti al Santissimo Sacramento?
Non sarebbe più logico, più costruttivo, più utile stare fuori, a darsi da fare
materialmente?
Le parole di Madre Teresa rispondono a questi dubbi nel modo più convincente.
Contemplare non equivale a fuggire.
È, piuttosto, un mettere a fuoco.
È concentrarsi sul significato profondo della nostra fede.
Che non è un imperativo morale, né una dottrina, ma è un volto.
È Gesù.
Non a caso le comunità aperte in tutto il mondo dalle missionarie della carità,
le suore di Madre Teresa, si chiamano tabernacoli.
Perché sono le case di Gesù.
E non a caso queste suore molto attive e molto pratiche, capaci di affrontare
le situazioni più difficili, tutti i giorni si dedicano per almeno un'ora all'adorazione
eucaristica, che occupa un posto centrale nella loro vita spirituale.
Per la stessa Madre Teresa fu una scoperta.
Come racconta Maria Di Lorenzo, biografa della piccola grande suora, per molti
anni nella famiglia religiosa delle missionarie della carità (fondata nel 1949
e autorizzata da Pio XII dal 1950) l'adorazione del Santissimo Sacramento ebbe
una cadenza settimanale.
Fu dopo il capitolo generale del 1973 che si decise di farla diventare quotidiana,
e subito la vita della congregazione ottenne benefici tangibili: più vocazioni,
maggiore intimità con Dio, più amore compassionevole per i poveri.
Nel Vangelo di Giovanni Gesù dice: Colui che mangia di me vivrà per me (Gv
6,57).
Troppo spesso noi cristiani andiamo faticosamente alla ricerca di risorse spirituali
e materiali senza renderci conto del tesoro di cui disponiamo.
Non a caso i santi che la Chiesa ci propone come esempi, anche quelli più vicini a noi nel tempo e perché vissero da laici, non da consacrati (pensiamo a una mamma come Gianna Beretta Molla, a un giovane professionista come Alberto Marvelli, ai coniugi Beltrame Quattrocchi) hanno in comune un'intensa vita eucaristica.
L'intimità con Gesù frutto dell'intimità con l'Eucaristia costituisce anche la spinta più efficace per l'educazione religiosa dei figli, come dimostra il caso di Luigi Martin e Zelia Guerin, i genitori di santa Teresa di Gesù Bambino, che avevano fatto dell'adorazione eucaristica uno dei pilastri della loro vita spirituale.
Stare con Gesù vuoi dire fare il pieno di un amore talmente grande che non
può non essere trasmesso.
Nelle prime pagine di Storia di un'anima la santa di Lisieux ha scritto: Per
tutta la mia vita è piaciuto a Dio circondarmi d'amore, i primi ricordi sono
sorrisi e carezze tenerissime.
Mi torna in mente di nuovo Madre Teresa: “Quel che manca ai più poveri è il
fatto di sentirsi utili, di sentirsi amati.
È l'esser messi da parte che impone loro la povertà, che li ferisce.
Per tutte le specie di malattie vi sono medicine, cure, ma quando si è indesiderabili,
se non vi sono mani pietose e cuori amorosi, allora non c'è speranza di vera
guarigione.
Se nel nostro mondo, nonostante le ricchezze materiali, c'è tanta solitudine
e tanta tristezza non sarà per un deficit di amore?”.
Hai già dato la tua disponibilità per TAIZÈ ???
Se vuoi, sei ancora in tempo…
Giovedì 17 novembre hanno avuto inizio, con la delimitazione dell’area, i lavori per le costruzioni della Guardia di Finanza.
Questa data segna un cambiamento di assetto del territorio che impoverisce noi e il Quartiere in modo irreversibile.
Abbiamo fatto tutto quanto era in nostro potere per preservare questo bene comune e vi siamo riusciti solo in parte: lo diciamo con dignitosa sofferenza.
Ora ci aspettiamo che le disponibilità espresse nelle Sedi Istituzionali
vengano formalizzate in tempi ragionevolmente brevi.
Potremo così riorganizzare l’utilizzo dei circa diecimila metri quadri che rimangono
a disposizione, in rapporto al nuovo assetto del terreno.
Uno dei primi interventi, che intendiamo effettuare subito, è quello di trasferire alcuni degli alberi dall’area che sarà edificata a quella che resterà disponibile.
Le Offerte per i sacerdoti sono offerte per il sostentamento di tutti
i 38.000 preti diocesani italiani.
L'espressione ''offerte per il sostentamento del clero'' risale al 1989, quando
questa nuova possibilità di condivisione ecclesiale entrò in vigore.
Come nelle comunità cristiane delle origini, il sacerdote è sostenuto
da tutta la comunità, in modo che possa dedicarsi totalmente all'annuncio del
Vangelo e alle opere a favore dei fratelli.
Ogni fedele, ogni famiglia e ogni parrocchia italiana che dona la sua Offerta
ai sacerdoti non contribuisce solo alle necessità quotidiane del suo parroco,
ma a quelle di tanti altri preti, parroci in comunità più piccole e meno fortunate
del nostro Paese, lontane geograficamente ma in comunione fraterna le une con
le altre.
L'obiettivo delle Offerte è assicurare ai sacerdoti diocesani una remunerazione mensile, pari a circa 671 euro, che raggiungono 1.084 euro per un vescovo ai limiti della pensione.
Il sistema delle Offerte stabilisce perequazione tra i sacerdoti.
Viene cioè in soccorso di quelli che non hanno neppure un reddito di partenza,
come ad esempio, stipendi o pensioni da insegnante, e aiuta a stabilire condizioni
di maggiore equità.
Questo è possibile perché le Offerte di tutti i fedeli italiani vengono raccolte dall'Istituto Centrale sostentamento Clero, che le distribuisce ai sacerdoti della Chiesa italiana, sia quelli in servizio attivo che quelli anziani o malati che non esercitano più il ministero, e dopo aver dedicato la propria vita ai fratelli, vivono un momento di maggiore bisogno.
Le Offerte sono una novità recente, nel panorama della Chiesa italiana.
Sparita la congrua, lo ''stipendio'' del prete proveniva finora solo dalla
quota capitaria.
Il nome suona antico, proprio perché è la fonte prima per i sacerdoti.
E' stabilito infatti che dalle offerte raccolte in chiesa, ogni sacerdote possa
trattenere dalla cassa parrocchiale 0,07230 euro al mese per abitante (equivalente
a 140 vecchie lire).
Ora, metà delle 26.000 parrocchie italiane sono molto popolate, e ai sacerdoti
non manca il necessario.
Ma l'altra metà delle parrocchie sparse nel nostro territorio peninsulare e
insulare, conta in media 1.000 abitanti, e i pastori ricevono così 72,30 euro
mensili, o anche meno.
Per questo vengono loro in aiuto le Offerte per i sacerdoti, provenienti da tutti i fedeli italiani.
Sono dette anche Offerte deducibili, perché chi le versa può dedurle dalle tasse (fino a 1.032,91 euro, cioè 2 milioni di vecchie lire, ogni anno).
Le Offerte sono il primo modo, diretto e raccomandato, per aiutare tutti
i preti diocesani italiani, vicini e lontani.
Fanno crescere la corresponsabilità dei fedeli verso i sacerdoti, ministri
dei sacramenti e operatori di pace.
Ma ci chiamano anche al senso di comunione verso l'unica Chiesa.
I sacerdoti si offrono e si affidano con gioia a noi, ed è quindi nostro impegno
provvedere con gioia a loro.
''Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né con forza, perché Dio ama chi dona con gioia'' (2Corinti, 9,7)