
Fratel Carlo di Gesù (Charles de Foucauld) nasce a Strasburgo (Francia) il
15 settembre 1858 da famiglia aristocratica e ricca.
Orfano molto presto, con la sorella Maria viene educato dal nonno paterno.
Intraprende la carriera militare, allontanandosi progressivamente dalla fede,
e si lascia andare ad una vita morale burrascosa.
Mediocre e svampito nella vita ordinaria, si scopre invece una volontà decisa
e costante nelle maggiori difficoltà.
Una pericolosa «esplorazione del Marocco» (1883-1884) gli procura grande
fama e riconquista la stima di molti.
Una crisi spirituale maturata nell'ambiente musulmano e guidata con saggezza
dalla cugina Maria de Bondy lo porta al confessionale dell'abate Huvelin (1886).
Charles ha 28 anni e scrive: «Appena ho creduto che Dio esiste ho capito che
non avrei potuto fare altro che vivere solo per Lui».
Sceglie la vita monastica alla Trappa (1890-1896), poi quella eremitica presso le Clarisse di Nazareth (1897-1900) ed ordinato prete (1901), ritorna nel deserto algerino del Sahara e fra gli eremi di Béni-Abbès, l'oasi di Tarnanrasset e le montagne dell'Hoggar, vive la sua vita di monaco - presbitero - missionario, in un desiderio continuo di essere davvero il «fratello universale », immagine viva dell'amore di Gesù tra i più piccoli e poveri, tra i non cristiani.
Verrà ucciso all'imbrunire del 1 dicembre 1916.
Visconte di Francia, fattosi miserabile, ricercatore di Dio nel deserto come gli antichi Padri e nello stesso tempo innamorato degli uomini redenti dal sangue di Gesù, è divenuto il prototipo del missionario contemplativo del secolo XX.
Charles de Foucauld che aveva desiderato in vita ma inutilmente di avere fratelli e sorelle che condividessero la «vita di Nazareth», vede oggi avverato il suo desiderio perché le Fraternità che a lui si richiamano sono sparse per ogni continente.
Certamente una delle figure più significative ed amate nella Chiesa del 2000, per questo molti hanno desiderato e pregato per la sua beatificazione che avviene a Roma questa domenica, 13 novembre 2005.
un tempo per accorgerci che il Signore è vicino, che sta venendo nel nostro presente…
un tempo per fare attenzione, per ascoltare, per cogliere i segni che ci sono offerti personalmente e nei mutamenti della storia…
un tempo per accogliere Dio che viene a modo suo, ci sorprende e ci chiede di superare i nostri modi di vedere…
un tempo per attendere con pace, vegliando… con desiderio che si fa invocazione intensa, appassionata…
un tempo per convertirci, per lasciarci attrarre e cambiare rotta, nei fatti della vita…
un tempo per testimoniare i valori della vita, dove la persona vale più del cibo o del vestito, e dove la beatitudine ha logiche diverse degli arrivismi egocentrici che affannano e soffocano…
un tempo infine per uscire incontro al Dio presente negli esseri umani per servirli nella gioia del dare…
martedì 15 - ore 16: INCONTRO ORGANIZZATIVO CARITAS
”RISPLENDA LA VOSTRA LUCE”
Il tema degli Esercizi Spirituali, in sintonia con il Programma Pastorale,
è Risplenda la vostra luce.
Collocati all’inizio dell’Avvento, gli Esercizi sono rivolti a tutti i giovani
della città che desiderano ravvivare la vita cristiana, mettendo al centro Gesù
e la passione per il Regno, motivando l’annuncio missionario verso gli altri
giovani.
In queste tre serate di ascolto e meditazione della Parola i giovani saranno
chiamati ad aprirsi con semplicità all’incontro con la persona di Gesù che sa
rinnovare la vita e cambiare il cuore facendo uscire dallo smarrimento e dalla
confusione a cui a volte sono sottoposti.
La Parola non è fatta per restare nascosta nel cuore di chi la riceve, ma accende
il desiderio dell’annuncio, inviando nella città come coraggiosi annunciatori
di un messaggio di gioia.
Responsabili: don Enrico Parazzoli, don Flavio Parziani, don Sergio Tomasello
Predicatore: don Roberto Davanzo
Luogo: Basilica di S. Ambrogio
Date:
venerdì 18 novembre 2005, ore 21, sala teatro dell'oratorio
Un bacio appassionato - Inghilterra/Italia/Belgio/Germania/Spagna 2004 - Regia di Ken Loach
con Atta Yaqub, Eva Birthistle, Shabana Bakhsh, Shamshad Akhtar, Ghizala Avan
Roisin è bionda, irlandese e cattolica, mostra meno dei suoi anni, ha una
pelle di luna e un fare socievole e sbarazzino.
Casim è olivastro, pachistano e mussulmano, ha capelli e occhi nerissimi, uno
sguardo ammaliatore intenso e profondo.
Il primo bacio appassionato che li unisce trascina dietro, a loro insaputa,
un inestricabile intreccio di tradizioni, convenzioni, obblighi, assoggettamenti
che vivono in tutte le latitudini, i paesi, le religioni del mondo che da questo
punto di vista è da millenni globalizzato.
E infatti Roisin e Casim vanno molto vicini a separarsi per sempre, perché
il loro amore apre scenari troppo contrastanti e ferite troppo dolorose: come
possono vivere insieme "felici e contenti" infatti un pakistano (ovviamente)
musulmano ed una irlandese cattolica?
Soprattutto se la famiglia di lui, ancorata alla tradizione islamica e ai suoi
riti, vorrebbe farlo sposare con una cugina vista solo in fotografia e vive
come una disgrazia epocale l'intrusione di una donna bianca nelle loro vite.
Loach rimane ancora nella Scozia di "My name is Joe” per fotografare uno spaccato di cultura british contemporanea tutta la sua carica di contraddizioni e problemi, e per la prima volta prende la strada della commedia romantica.
Una commedia leggera e dolce, ma anche una commedia che non può rinunciare ad essere dura quando la macchina da presa inquadra gli occhi di Roisin che non accettano di perdere Casim o racconta l'integralismo religioso, islamico ma anche cattolico, i ricordi delle umiliazioni subite dagli immigrati asiatici e la memoria della migrazione dolorosissima degli indiani musulmani verso il Pakistan.
sabato 26 novembre: concerto pianistico di MIRKO INVERNIZZI