Cari parrocchiani,
ricorre oggi il decimo anniversario dell'inizio del mio servizio di
parroco per voi.
Sono venuto qui volentieri, non per mia scelta, mandato dal Vescovo, per
continuare a vivere in via Padova la mia esperienza di amicizia con il
Signore e a condividerla con voi nel bene e nel male.
Questa ricorrenza è per me un'occasione per ringraziare e per
domandare perdono, al di fuori della retorica dei luoghi comuni, ed è
un'opportunità per compiere qualche verifica e per guardare avanti.
Avremo modo di farlo più ampiamente nelle prossime settimane.
Per il momento vorrei fare eco all'invito che il Papa ha rivolto ai
giovani di Colonia: «Concedete a Dio il diritto di parlarvi!».
Desidero dare con voi una risposta a questo appello, facendone un
riferimento per il prossimo anno pastorale, sia a livello di ascolto e
di dialogo individuale con Dio dal quale ci sentiamo amati e che
vogliamo amare a nostra volta, sia a livello di incontro disponibile e
gioioso con Lui nella Comunità.
Vorrei in particolare ritrovare con voi nella Messa domenicale il
momento espressivo della nostra identità cristiana più profondo e
completo.
Parola, Pane spezzato e Fratelli sono il tramite privilegiato del nostro
incontro vitale con il Signore.
Con Lui desideriamo affrontare le non poche novità e sorprese che il nuovo anno ci porterà.
Buon cammino.
Don Piero
A tutti vorrei dire con insistenza:
Spalancate il vostro cuore a Dio, lasciatevi sorprendere da Cristo!
Concedetegli il "diritto di parlarvi"!…
Aprite le porte della vostra libertà al suo amore misericordioso!
Esponete le vostre gioie e le vostre pene a Cristo,
lasciando che Egli illumini con la sua luce la vostra mente
e tocchi con la sua grazia il vostro cuore…
Fate l'esperienza liberatrice della Chiesa
come luogo della misericordia e della tenerezza di Dio verso gli uomini.
Nella Chiesa e mediante la Chiesa raggiungerete Cristo che vi aspetta.
… Siamo preoccupati per la condizione del mondo e domandiamo: Dove
trovo i criteri per la mia vita, dove i criteri per collaborare in modo
responsabile all'edificazione del presente e del futuro del nostro
mondo?
Di chi posso fidarmi - a chi affidarmi?
Dov'è Colui che può offrirmi la risposta appagante per le attese del
cuore?
Porre simili domande significa innanzi tutto riconoscere che il
cammino non è concluso fino a quando non si è incontrato Colui che ha il
potere di instaurare quel Regno universale di giustizia e di pace a cui
gli uomini aspirano, ma che non sanno costruire da soli.
Porre tali domande significa poi cercare Qualcuno che non si inganna e
non può ingannare ed è perciò in grado di offrire una certezza così
salda da consentire di vivere per essa e, nel caso, anche di morire.
Quando all'orizzonte dell'esistenza tale risposta si profila bisogna,
cari amici, saper fare le scelte necessarie.
È come quando ci si trova ad un bivio: quale strada prendere?
Quella suggerita dalle passioni o quella indicata dalla stella che
brilla nella coscienza?...
… Cari giovani, la felicità che cercate, la felicità che avete
diritto di gustare ha un nome, un volto: quello di Gesù di Nazareth,
nascosto nell'Eucaristia.
Solo lui dà pienezza di vita all'umanità!
Con Maria, dite il vostro "sì" a quel Dio che intende donarsi a voi.
Vi ripeto oggi quanto ho detto all'inizio del mio pontificato: "Chi fa
entrare Cristo [nella propria vita] non perde nulla, assolutamente
nulla, di ciò che rende la vita libera, bella e grande.
No, solo in questa amicizia si spalancano le porte della vita.
Solo in questa amicizia si dischiudono realmente le grandi potenzialità
della condizione umana.
Solo in questa amicizia noi sperimentiamo ciò che è bello e ciò che
libera". Siatene pienamente convinti: Cristo nulla toglie di quanto
avete in voi di bello e di grande, ma porta tutto a perfezione per la
gloria di Dio, la felicità degli uomini, la salvezza del mondo…
(accoglienza, 18 agosto 2005)
La comunità ebraica di Colonia può sentirsi veramente "a casa" in
questa città.
È questa, infatti, la sede più antica di una comunità ebraica sul
territorio tedesco: risale, l'abbiamo saputo con esattezza, alla Colonia
dell'epoca romana.
La storia dei rapporti tra comunità ebraica e comunità cristiana è
complessa e spesso dolorosa.
Ci sono stati periodi benedetti di buona convivenza, ma c'è stata anche
la cacciata degli ebrei da Colonia nell'anno 1424.
Nel XX secolo, poi, nel tempo più buio della storia tedesca ed europea,
una folle ideologia razzista, di matrice neopagana, fu all'origine del
tentativo, progettato e sistematicamente messo in atto dal regime, di
sterminare l'ebraismo europeo: si ebbe allora quella che è passata alla
storia come la Shoà.
Le vittime di questo crimine inaudito, e fino a quel momento anche
inimmaginabile, ammontano nella sola Colonia a 11.000 conosciute per
nome; in realtà, sono state sicuramente molte di più.
Non si riconosceva più la santità di Dio, e per questo si calpestava
anche la sacralità della vita umana…
Ricorre quest'anno anche il 40 anniversario della promulgazione della
Dichiarazione Nostra aetate del Concilio Ecumenico Vaticano II, che ha
aperto nuove prospettive nei rapporti ebreo-cristiani all'insegna del
dialogo e della solidarietà.
Questa Dichiarazione, nel quarto capitolo, ricorda le nostre radici
comuni e il ricchissimo patrimonio spirituale che gli ebrei e i
cristiani condividono.
Sia gli ebrei che i cristiani riconoscono in Abramo il loro padre nella
fede, e fanno riferimento agli insegnamenti di Mosè e dei profeti.
La spiritualità degli ebrei come quella dei cristiani si nutre dei
Salmi.
Con l'apostolo Paolo, i cristiani sono convinti che "i doni e la
chiamata di Dio sono irrevocabili".
In considerazione della radice ebraica del cristianesimo, il mio
venerato Predecessore, confermando un giudizio dei Vescovi tedeschi,
affermò: "Chi incontra Gesù Cristo incontra l'ebraismo".
La Dichiarazione conciliare Nostra aetate, pertanto, "deplora gli
odii, le persecuzioni e tutte le manifestazioni di antisemitismo dirette
contro gli Ebrei in ogni tempo e da chiunque".
Dio ci ha creati tutti "a sua immagine", onorandoci con questo di una
dignità trascendente.
Davanti a Dio tutti gli uomini hanno la stessa dignità, a qualunque
popolo, cultura o religione appartengano.
Per questa ragione la Dichiarazione Nostra aetate parla con grande stima
anche dei musulmani e degli appartenenti alle altre religioni.
Sulla base della dignità umana comune a tutti, la Chiesa cattolica
"esecra come contraria alla volontà di Cristo qualsiasi discriminazione
tra gli uomini o persecuzione perpetrata per motivi di razza o di
colore, di condizione sociale o di religione".
La Chiesa è consapevole del suo dovere di trasmettere, nella catechesi
per i giovani come in ogni aspetto della sua vita, questa dottrina alle
nuove generazioni che non sono state testimoni degli avvenimenti
terribili accaduti prima e durante la Seconda Guerra Mondiale.
È un compito di speciale importanza in quanto oggi purtroppo emergono
nuovamente segni di antisemitismo e si manifestano varie forme di
ostilità generalizzata verso gli stranieri. Come non vedere in ciò un
motivo di preoccupazione e di vigilanza?
La Chiesa cattolica si impegna - lo riaffermo anche in questa
circostanza - per la tolleranza, il rispetto, l'amicizia e la pace tra
tutti i popoli, le culture e le religioni…
Infine, il nostro sguardo non dovrebbe volgersi solo indietro, verso
il passato, ma dovrebbe spingersi anche in avanti, verso i compiti di
oggi e di domani.
Il nostro ricco patrimonio comune e il nostro rapporto fraterno ispirato
a crescente fiducia ci obbligano a dare insieme una testimonianza ancora
più concorde, collaborando sul piano pratico per la difesa e la
promozione dei diritti dell'uomo e della sacralità della vita umana, per
i valori della famiglia, per la giustizia sociale e per la pace nel
mondo.
Il Decalogo è per noi patrimonio e impegno comune.
I dieci comandamenti non sono un peso, ma l'indicazione del cammino
verso una vita riuscita.
Lo sono, in particolare, per i giovani che incontro in questi giorni e
che mi stanno tanto a cuore.
Il mio augurio è che essi sappiano riconoscere nel Decalogo, questo
nostro fondamento comune, la lampada per i loro passi, la luce per il
loro cammino.
Ai giovani gli adulti hanno la responsabilità di passare la fiaccola
della speranza che da Dio è stata data agli ebrei come ai cristiani,
perché "mai più" le forze del male arrivino al dominio e le generazioni
future, con l'aiuto di Dio, possano costruire un mondo più giusto e
pacifico in cui tutti gli uomini abbiano uguale diritto di cittadinanza.
Concludo con le parole del Salmo 29, che sono un augurio ed anche una preghiera: "Il Signore darà forza al suo popolo, il Signore benedirà il suo popolo con la pace".
Voglia Egli esaudirci!
(Sinagoga 19 agosto 2005)
Cari amici musulmani, è motivo di grande gioia per me accogliervi e
porgervi il mio cordiale saluto.
Sono qui per incontrare i giovani venuti da ogni parte d’Europa e del
mondo.
I giovani sono il futuro dell’umanità e la speranza delle nazioni.
Il mio amato predecessore, il Papa Giovanni Paolo II, disse un giorno ai
giovani musulmani riuniti nello stadio di Casablanca: “I giovani possono
costruire un futuro migliore, se pongono innanzitutto la loro fede in
Dio e si impegnano poi a costruire questo mondo nuovo secondo il disegno
di Dio, con saggezza e fiducia”.
E’ in questa prospettiva che mi rivolgo a voi, cari amici musulmani, per
condividere con voi le mie speranze e mettervi a parte anche delle mie
preoccupazioni in questi momenti particolarmente difficili della storia
del nostro tempo.
Sono certo di interpretare anche il vostro pensiero nel porre in
evidenza, tra le preoccupazioni, quella che nasce dalla constatazione
del dilagante fenomeno del terrorismo.
Continuano a ripetersi in varie parti del mondo azioni terroristiche,
che seminano morte e distruzione, gettando molti nostri fratelli e
sorelle nel pianto e nella disperazione.
Gli ideatori e programmatori di questi attentati mostrano di voler
avvelenare i nostri rapporti, servendosi di tutti i mezzi, anche della
religione, per opporsi ad ogni sforzo di convivenza pacifica, leale e
serena.
Il terrorismo, di qualunque matrice esso sia, è una scelta perversa e
crudele, che calpesta il diritto sacrosanto alla vita e scalza le
fondamenta stesse di ogni civile convivenza.
Se insieme riusciremo ad estirpare dai cuori il sentimento di rancore, a
contrastare ogni forma di intolleranza e ad opporci ad ogni
manifestazione di violenza, freneremo l’ondata di fanatismo crudele che
mette a repentaglio la vita di tante persone, ostacolando il progresso
della pace nel mondo.
Il compito è arduo, ma non impossibile.
Il credente infatti sa di poter contare, nonostante la propria
fragilità, sulla forza spirituale della preghiera.
Cari amici, sono profondamente convinto che dobbiamo affermare, senza
cedimenti alle pressioni negative dell’ambiente, i valori del rispetto
reciproco, della solidarietà e della pace.
La vita di ogni essere umano è sacra sia per i cristiani che per i
musulmani.
Abbiamo un grande spazio di azione in cui sentirci uniti al servizio dei
fondamentali valori morali.
La dignità della persona e la difesa dei diritti che da tale dignità
scaturiscono devono costituire lo scopo di ogni progetto sociale e di
ogni sforzo posto in essere per attuarlo.
E’ questo un messaggio scandito in modo inconfondibile dalla voce
sommessa ma chiara della coscienza.
E’ un messaggio che occorre ascoltare e far ascoltare: se se ne
spegnesse l’eco nei cuori, il mondo sarebbe esposto alle tenebre di una
nuova barbarie.
Solo sul riconoscimento della centralità della persona si può trovare
una comune base di intesa, superando eventuali contrapposizioni
culturali e neutralizzando la forza dirompente delle ideologie.
“Vi assicuro che la Chiesa vuole continuare a costruire ponti di
amicizia con i seguaci di tutte le religioni, al fine di ricercare il
bene autentico di ogni persona e della società nel suo insieme”.
L’esperienza del passato ci insegna che il rispetto mutuo e la
comprensione non hanno sempre contraddistinto i rapporti tra cristiani e
musulmani.
Quante pagine di storia registrano le battaglie e le guerre affrontate
invocando, da una parte e dall’altra, il nome di Dio, quasi che
combattere il nemico e uccidere l’avversario potesse essere cosa a Lui
gradita.
Il ricordo di questi tristi eventi dovrebbe riempirci di vergogna, ben
sapendo quali atrocità siano state commesse nel nome della religione.
Le lezioni del passato devono servirci ad evitare di ripetere gli stessi
errori.
Noi vogliamo ricercare le vie della riconciliazione e imparare a vivere
rispettando ciascuno l’identità dell’altro.
La difesa della libertà religiosa, in questo senso, è un imperativo
costante e il rispetto delle minoranze un segno indiscutibile di vera
civiltà.
A questo proposito, è sempre opportuno richiamare quanto i Padri del
Concilio Vaticano II hanno detto circa i rapporti con i musulmani.
“La Chiesa guarda con stima anche i musulmani che adorano l’unico Dio,
vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo
e della terra, che ha parlato agli uomini.
Essi cercano di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti di Dio anche
nascosti, come si è sottomesso Abramo, al quale la fede islamica
volentieri si riferisce...
Se nel corso dei secoli non pochi dissensi e inimicizie sono sorti tra
cristiani e musulmani, il sacrosanto Concilio esorta tutti a dimenticare
il passato e ad esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonché a
difendere e promuovere insieme, per tutti gli uomini, la giustizia
sociale, i valori morali, la pace e la libertà”
Voi, stimati amici, rappresentate alcune Comunità musulmane esistenti
in questo Paese nel quale sono nato, ho studiato e ho vissuto una buona
parte della mia vita.
Proprio per questo era mio desiderio incontrarvi.
Voi guidate i credenti dell’Islam e li educate nella fede musulmana.
L’insegnamento è il veicolo attraverso cui si comunicano idee e
convincimenti.
La parola è la strada maestra nell’educazione della mente.
Voi avete, pertanto, una grande responsabilità nella formazione delle
nuove generazioni.
Insieme, cristiani e musulmani, dobbiamo far fronte alle numerose sfide
che il nostro tempo ci propone.
Non c’è spazio per l’apatia e il disimpegno ed ancor meno per la
parzialità e il settarismo.
Non possiamo cedere alla paura né al pessimismo.
Dobbiamo piuttosto coltivare l’ottimismo e la speranza.
Il dialogo interreligioso e interculturale fra cristiani e musulmani non
può ridursi ad una scelta stagionale.
Esso è infatti una necessità vitale, da cui dipende in gran parte il
nostro futuro.
I giovani, provenienti da tante parti del mondo, sono qui a Colonia come
testimoni viventi di solidarietà, di fratellanza e di amore.
Vi auguro con tutto il cuore, cari amici musulmani, che il Dio
misericordioso e compassionevole vi protegga, vi benedica e vi illumini
sempre.
Il Dio della pace sollevi i nostri cuori, alimenti la nostra speranza e
guidi i nostri passi sulle strade del mondo.
Grazie!
(Arcivescovado 20 agosto 2005)
… Ritengo che non sia poi così scontato che ci consideriamo veramente
fratelli, che ci amiamo, che ci sentiamo insieme testimoni di Gesù
Cristo.
Questa fraternità è in sé, come credo, un frutto molto importante del
dialogo, di cui dobbiamo essere lieti e che dovremmo continuare a curare
e a praticare.
La fraternità tra i cristiani non è semplicemente un vago sentimento
e nemmeno nasce da una forma di indifferenza verso la verità.
Essa è fondata, come Lei, illustre Vescovo, ha appena detto, sulla
realtà soprannaturale dell'unico Battesimo, che ci inserisce tutti
nell'unico Corpo di Cristo.
Insieme confessiamo Gesù Cristo come Dio e Signore; insieme lo
riconosciamo come unico mediatore tra Dio e gli uomini, sottolineando la
nostra comune appartenenza a Lui A partire da questo essenziale
fondamento del Battesimo, che è una realtà da Lui proveniente, una
realtà nell'essere e poi nel professare, nel credere e nell'agire, a
partire da questo decisivo fondamento il dialogo ha portato i suoi
frutti e continuerà a farlo.
Vorrei menzionare il riesame, auspicato da Papa Giovanni Paolo II
durante la sua prima visita in Germania, delle reciproche condanne…
Furono poste delle questioni e il Papa elaborò una grande visione
teologica, nella quale la reciprocità aveva un suo spazio.
Da quel colloquio scaturì poi… la"Dichiarazione comune sulla dottrina
della giustificazione" del 1999 e a un accordo su questioni fondamentali
che fin dal XVI secolo erano state oggetto di controversie.
Bisogna inoltre riconoscere con gratitudine i risultati costituiti dalle
varie comuni prese di posizione su importanti argomenti quali le
fondamentali questioni sulla difesa della vita e sulla promozione della
giustizia e della pace…
E’ il comandamento del Signore, ma anche l'imperativo dell'ora presente,
di continuare in modo convinto il dialogo a tutti i livelli della vita
della Chiesa.
Ciò deve ovviamente avvenire con sincerità e realismo, con pazienza e perseveranza nella fedeltà al dettato della coscienza, nella consapevolezza che è il Signore, che poi dona l'unità, che non siamo noi a crearla, che è Lui a donarla, ma che dobbiamo andargli incontro.
Una priorità urgente nel dialogo ecumenico è costituita poi dalle
grandi questioni etiche poste dal nostro tempo; in questo campo gli
uomini di oggi in ricerca si aspettano con buona ragione una risposta
comune da parte dei cristiani, che, grazie a Dio, in molti casi si è
trovata.
Esistono talmente tante dichiarazioni comuni della Conferenza Episcopale
Tedesca e della Chiesa Evangelica in Germania, che possiamo solo esserne
grati.
Ma purtroppo non sempre questo avviene.
Le nostre divisioni sono in contrasto con la volontà di Gesù e ci
rendono inattendibili davanti agli uomini.
Penso che dovremmo impegnarci con rinnovata energia e dedizione a recare
una testimonianza comune nell'ambito di queste grandi sfide etiche del
nostro tempo.
(Arcivescovado 19 agosto 2005)
Continuiamo, dai numeri 26 e 27, la pubblicazione della professione di fede di Paolo VI
Noi crediamo che in Adamo tutti hanno peccato: il che significa che
la colpa originale da lui commessa ha fatto cadere la natura umana,
comune a tutti gli uomini, in uno stato in cui essa porta le conseguenze
di quella colpa, e che non è più lo stato in cui si trovava all’inizio
nei nostri progenitori, costituiti nella santità e nella giustizia, e in
cui l’uomo non conosceva né il male né la morte.
È la natura umana così decaduta, spogliata della grazia che la
rivestiva, ferita nelle sue proprie forze naturali e sottomessa al
dominio della morte, che viene trasmessa a tutti gli uomini; ed è in tal
senso che ciascun uomo nasce nel peccato.
Noi dunque professiamo, col Concilio di Trento, che il peccato originale
viene trasmesso con la natura umana, "non per imitazione, ma per
propagazione", e che esso pertanto è "proprio a ciascuno".
Noi crediamo che nostro Signor Gesù Cristo mediante il Sacrificio della Croce ci ha riscattati dal peccato originale e da tutti i peccati personali commessi da ciascuno di noi, in maniera tale che, secondo la parola dell’Apostolo, "là dove aveva abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia".
Noi crediamo in un solo Battesimo istituito da Nostro Signore Gesù
Cristo per la remissione dei peccati.
Il battesimo deve essere amministrato anche ai bambini che non hanno
ancor potuto rendersi colpevoli di alcun peccato personale, affinché
essi, nati privi della grazia soprannaturale, rinascano "dall’acqua e
dallo Spirito Santo" alla vita divina in Gesù Cristo.
Noi crediamo nella Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica,
edificata da Gesù Cristo sopra questa pietra, che è Pietro.
Essa è il Corpo mistico di Cristo, insieme società visibile, costituita
di organi gerarchici, e comunità spirituale; essa è la Chiesa terrestre,
Popolo di Dio pellegrinante quaggiù, e la Chiesa ricolma dei beni
celesti; essa è il germe e la primizia del Regno di Dio, per mezzo del
quale continuano, nella trama della storia umana, l’opera e i dolori
della Redenzione, e che aspira al suo compimento perfetto al di là del
tempo, nella gloria.
Nel corso del tempo, il Signore Gesù forma la sua Chiesa mediante i
Sacramenti, che emanano dalla sua pienezza.
È con essi che la Chiesa rende i propri membri partecipi del Mistero
della Morte e della Resurrezione di Cristo, nella grazia dello Spirito
Santo, che le dona vita e azione.
Essa è dunque santa, pur comprendendo nel suo seno dei peccatori,
giacché essa non possiede altra vita se non quella della grazia: appunto
vivendo della sua vita, i suoi membri si santificano, come, sottraendosi
alla sua vita, cadono nei peccati e nei disordini, che impediscono
l’irradiazione della sua santità.
Perciò la Chiesa soffre e fa penitenza per tali peccati, da cui peraltro
ha il potere di guarire i suoi figli con il Sangue di Cristo ed il dono
dello Spirito Santo.
Erede delle promesse divine e figlia di Abramo secondo lo spirito,
per mezzo di quell’Israele di cui custodisce con amore le Scritture e
venera i Patriarchi e i Profeti; fondata sugli Apostoli e
trasmettitrice, di secolo in secolo, della loro parola sempre viva e dei
loro poteri di Pastori nel Successore di Pietro e nei Vescovi in
comunione con lui; costantemente assistita dallo Spirito Santo, la
Chiesa ha la missione di custodire, insegnare, spiegare e diffondere la
verità, che Dio ha manifestato in una maniera ancora velata per mezzo
dei Profeti e pienamente per mezzo del Signore Gesù.
Noi crediamo tutto ciò che è contenuto nella Parola di Dio, scritta o
tramandata, e che la Chiesa propone a credere come divinamente rivelata
sia con un giudizio solenne, sia con il magistero ordinario e
universale.
Noi crediamo nell’infallibilità, di cui fruisce il Successore di Pietro,
quando insegna “ex cathedra” come Pastore e Dottore di tutti i fedeli, e
di cui è dotato altresì il Collegio dei vescovi, quando esercita con lui
il magistero supremo.
Noi crediamo che la Chiesa, che Gesù ha fondato e per la quale ha
pregato, è indefettibilmente una nella fede, nel culto e nel vincolo
della comunione gerarchica.
Nel seno di questa Chiesa, sia la ricca varietà dei riti liturgici, sia
la legittima diversità dei patrimoni teologici e spirituali e delle
discipline particolari lungi dal nuocere alla sua unità, la mettono in
maggiore evidenza.
(continua sul n. 29)
dedicati a: Membri del Consiglio pastorale, Operatori pastorali: (Caritas Missioni, Liturgia, ecc.,) Catechisti, tutti gli altri…
28 settembre, 14 dicembre, 8 marzo 2006, 7 giugno 2006 (dalle ore 20 alle ore 22.30)
Quest’anno si potranno vedere tutti insieme nel teatro dell’oratorio!
Prossimamente orari e modalità di ingresso