Per tutti noi rimane indimenticabile come in questa ultima domenica di Pasqua della sua vita, il Santo Padre, segnato dalla sofferenza, si è affacciato ancora una volta alla finestra del Palazzo Apostolico ed un’ultima volta ha dato la benedizione "Urbi et orbi".
Possiamo essere sicuri che il nostro amato Papa sta adesso alla finestra della casa del Padre, ci vede e ci benedice.
Sì, ci benedica, Santo Padre.
Noi affidiamo la tua cara anima alla Madre di Dio, tua Madre, che ti ha guidato ogni giorno e ti guiderà adesso alla gloria eterna del Suo Figlio, Gesù Cristo nostro Signore.
Gesù, Figlio di Dio,
in cui dimora la pienezza della divinità,
Tu chiami tutti battezzati
"a prendere il largo",
percorrendo la via della santità.
Suscita nel cuore dei giovani il desiderio
di essere nel mondo di oggi
testimoni della potenza del tuo amore.
Riempili con il tuo Spirito
di fortezza e di prudenza
perché siano capaci di scoprire
la piena verità di sé e della propria vocazione.
Salvatore nostro, mandato dal Padre
per rivelarne l’amore misericordioso,
fa’ alla tua Chiesa il dono
di giovani pronti a prendere il largo,
per essere tra i fratelli manifestazione
della tua presenza che rinnova e salva.
Vergine Santa, Madre del Redentore,
guida sicura nel cammino
verso Dio e il prossimo,
Tu che hai conservato le sue parole nell’intimo del cuore,
sostieni con la tua materna intercessione
le famiglie e le comunità ecclesiali,
affinché aiutino gli adolescenti e i giovani
a rispondere generosamente
alla chiamata del Signore.
Amen.
Giovanni Paolo II
Scoprire quali implicanze ci sono tra l'eucaristia e la "fame e sete di giustizia", quale dinamismo profondo intercorre tra il banchetto-cena di Gesù e le fami del mondo.
L’antieucarestia
Su sei miliardi di esseri umani sulla terra, un miliardo di persone
consuma l’83% delle risorse di questo mondo, lasciando agli altri la
miseria; all’80% del sud del mondo rimane il 17% delle risorse del Nord
del mondo.
Persino le vacche ricevono sovvenzioni che i più poveri tra i poveri non
sognano mai di avere: quella europea riceve la sovvenzione ogni giorno,
di due dollari e mezzo; quella americana di cinque e quella giapponese
di sette.
Come andare oltre il trinomio di morte?
Alla luce delle tentazioni di Gesù, che sono le stesse del popolo ebreo nel deserto, urge operare tre passaggi:
Dalla giustizia di ciascuno nasce la pace per tutti
Coniugare l’eucaristia con i valori della pace e della giustizia è essenziale per poter riconoscere ed accogliere i poveri e i sofferenti, alla stregua di Gesù.
Di seguito, alcuni stralci del messaggio di Giovanni Paolo II, profeta di pace e di convivialità, voce applaudita ma inascoltata, in occasione della Giornata della Pace del 1998.
I messaggi dedicati al rapporto tra pace e giustizia, andrebbero riletti alla luce di quanto detto sul dono dell’eucaristia.
La giustizia si fonda sul rispetto dei diritti umani
L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha promulgato la
Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo.
In questo documento si legge la seguente affermazione, che ha resistito
alla prova del tempo: "Il riconoscimento della dignità inerente a tutti
i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed
inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e
della pace nel mondo".
Non minore attenzione meritano le parole con cui il documento si chiude:
"Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di
implicare un diritto di un qualsiasi Stato, gruppo o persona di
esercitare un’attività o di compiere un atto mirante alla distruzione di
alcuni dei diritti e delle libertà in essa enunciati".
Essa va osservata integralmente, nello spirito come nella lettera.
Essa rimane – come ebbe a dire Paolo VI di venerata memoria – uno dei
più grandi titoli di gloria delle Nazioni Unite, "specialmente quando si
pensa all’importanza che le è attribuita come cammino sicuro verso la
pace".
Globalizzazione nella solidarietà
La sfida insomma è quella di assicurare una globalizzazione nella
solidarietà, una globalizzazione senza marginalizzazione.
Ecco un evidente dovere di giustizia, che comporta notevoli implicazioni
morali nell’organizzazione della vita economica, sociale, culturale e
politica delle nazioni.
Il pesante fardello del debito estero
La globalizzazione va coniugata con la solidarietà.
Intendo riferirmi al pesante fardello del debito estero, che comprende
le economie di popoli interi, frenando il loro progresso sociale e
politico.
Al riguardo, recenti iniziative delle istituzioni finanziarie
internazionali hanno posto in essere un importante tentativo di
coordinata riduzione di tale debito.
La questione del debito fa parte di un problema più vasto, quello del
persistere della povertà, talvolta anche estrema, e dell’emergere di
nuove disuguaglianze che accompagnano il processo di globalizzazione.
Se l’obiettivo è una globalizzazione senza marginalizzazione, non si può
più tollerare un mondo in cui vivono a fianco a fianco straricchi e
miserabili, nullatenenti privi persino dell’essenziale e gente che
sciupa senza ritegno ciò di cui altri hanno disperato bisogno.
Urge la cultura della legalità
L’uso fraudolento del denaro pubblico penalizza soprattutto i poveri,
che sono i primi a subire la privazione dei servizi di base,
indispensabili per lo sviluppo della persona.
Quando poi la corruzione si infiltra nell’amministrazione della
giustizia, sono ancora i poveri a portarne più pesantemente le
conseguenze, ritardi, inefficienze, carenze strutturali, assenza di
un’adeguata difesa.
Sovente ad essi non resta altra via che subisce il sopruso.
Forme di ingiustizia particolarmente gravi
L’assenza di mezzi per accedere equamente al credito e alla violenza
nei confronti delle donne, delle bambine e dei bambini.
"Siano anzitutto soddisfatti gli obblighi di giustizia perché non si
offra come dono di carità ciò che già è dovuto a titolo di giustizia".
Conclusione
Credo che riflettere su una realtà di banchetto allargata a tutti,
come nel sogno di Isaia, possa far uscire da una situazione di
immobilità: la stessa celebrazione eucaristica ridotta spesso ad un rito
sterile e che vede sempre più persone andate via, per mancanza di senso
e di comunicazione chiara su cosa sia la vita nuova di Cristo e le
implicazioni concrete nella vita quotidiana.
Abbiamo riflettuto sul dono incommensurabile dell’eucaristia
contemplandola, come in filigrana, attraverso una fraternità possibile a
livello interpersonale e a livello globale.
Una mamma pregare: "Signore costruisci per noi un sorridente destino!"
Il futuro del mondo dipenderà da come sazieremo "la fame di pane e la
fame di Dio" e da come spezzeremo il pane, materiale o eucaristico,
sulle nostre mense.
Il Signore degli anelli
in oratorio, alle ore 20.45
Un SMS da don Nicola domenica 3 Aprile: "andiamo a Roma ai funerali
del Papa".
Un viaggio così magari avrebbe richiesto più tempo per organizzarsi con
la scuola, il lavoro, gli impegni già prestabiliti..
Ma per il nostro Papa ogni sorta di titubanza viene rimossa: cerchiamo
di organizzarci il più in fretta possibile, ed ecco che un gruppetto di
sedici persone, giovedì sera, è pronto a partire alla volta di Roma.
Il viaggio di notte, in seconda classe, si rivela poco confortevole, ma
la fatica e il disagio acquistano subito un significato profondo: sono
un giusto sacrificio di questo pellegrinaggio, un gesto di amore e
riconoscenza, tutto ciò che di nostro ci rimane da dare al Papa.
Parecchie persone, prima di partire, ci hanno chiesto il perché di
questo viaggio così faticoso: dopotutto i giornali, i telegiornali, gli
SMS della protezione civile scoraggiavano continuamente le partenze
negli ultimi giorni: Roma era satura, quasi al collasso, le persone
troppe, le difficoltà tantissime.
Il funerale poteva essere guardato comodamente nella propria città,
addirittura nella propria abitazione con le dirette TV!
Tutto questo era vero, ma Giovanni Paolo II, come ha affermato Ratzinger,
"non ha mai voluto salvare la propria vita (…) ha volto dare se stesso
senza riserve, fino all’ultimo momento, per Cristo e così anche per
noi", e così ci è sembrato giusto ricambiare questo suo sacrificio e
stare noi ora vicino a lui, vivendo con forza i disagi a cui saremmo
andati incontro e, anzi, portandoci dentro tutte le preghiere dei nostri
cari, che non potevano essere lì in quel momento a Roma.
E devo ammettere che ne è valsa la pena!
Quando arriviamo alle 6 del mattino a Roma, si respira già un’aria di
attesa: la città è immobile.
Nulla di quel caos annunciato dai TG: nonostante la presenza nella
capitale di milioni di persone, regna un silenzio profondo.
Il nostro gruppo si posiziona davanti al maxischermo di piazza Santa
Maria Maggiore, dato che è impensabile riuscire a raggiungere piazza San
Pietro.
Ma anche se la nostra piazza è piccola e forse anche una delle meno
considerate, la gente è tantissima!
Persone di diverse nazionalità, lingue, culture, persone stanche,
affaticate, assonnate, ma lì, presenti, per una stessa persona, per uno
stesso Credo: ecco una piccola parte di quel "gregge di pecorelle" che
Karol ha saputo pascere, che ha saputo nutrire con la Parola di Dio e
condurre sulla via della pace e della libertà.
Tutte le sue pecorelle sparse nel mondo, si sono ora radunate per
l’ultimo saluto al loro caro pastore, quel pastore coraggioso che ha
detto sì a Dio, e ha seguito Cristo fino in fondo, "in una donazione
quotidiana al servizio della Chiesa e soprattutto nelle difficili prove
degli ultimi mesi". (Ratzinger).
Un’esperienza toccante: vedere tutti quei volti rivolti al nostro Papa,
tutti quegli occhi lucidi, attenti, ora un po’ smarriti, ma colmi di
preghiere e di speranza.
Le tre ore di celebrazione volano: le nubi riparano dal sole e aiutano la concentrazione, e poi c’è il vento, uno vento strano, significativo, forse quello dello Spirito Santo, che gira e agita, chiude e riapre le pagine del Vangelo appoggiato sopra la cassa del Papa, come se, in questo momento di turbamento, il Vangelo ci parlasse più che mai!
Infine il momento più commuovente: l’addio al papa, al termine della
celebrazione, quando la bara viene portata lentamente dentro la Basilica
di San Pietro.
L’atmosfera nella nostra piazza diventa suggestiva: la tensione, la
commozione e la tristezza è palpabile.
E’ l’addio ad un papa ma soprattutto ad un uomo che ha saputo accogliere
tutti e ha condotto il suo gregge sulla via di Cristo: una presenza
quotidiana, un punto fermo, di esempio, che conduceva a Dio; un uomo che
ha saputo dialogare con tutti, rimanendo fermo nei valori umani e
religiosi più profondi.
Ora quella guida, quel padre, sta per sparire per sempre dalla nostra
vista, e la sensazione provata è la solitudine, come quella provata dai
discepoli di Emmaus.
Ma come Gesù ricorda a questi discepoli nel Vangelo, e come ricorda
Ratzinger nella sua omelia, il nostro papa non finisce qui: egli
risorgerà, come Cristo ha promesso, e le Sue parole, se lo vogliamo,
vivranno continuamente nei nostri cuori; e intanto "possiamo essere
sicuri che il nostro amato Papa – anche se non lo potremo più
fisicamente vedere – sta adesso alla finestra della Casa del Padre, ci
vede e ci benedice".
(Cristina)
Un convegno e una veglia in duomo
sabato 16 aprile: «CHIAMATI A PRENDERE IL LARGO»
In occasione della 42esima Giornata mondiale per le vocazioni la diocesi di Milano organizza sabato 16 aprile un convegno in Curia sul discernimento e una veglia di preghiera in Duomo con l'Arcivescovo.
Sabato 16 aprile, vigilia della 42esima Giornata mondiale di
preghiera per le vocazioni, la diocesi di Milano mette in campo due
iniziative: un convegno e una veglia.
Il cardinale Dionigi Tettamanzi nel Percorso pastorale diocesano "Mi
sarete testimoni" chiedeva infatti che «il Centro diocesano vocazioni -
in stretta collaborazione con il Seminario, il Servizio per la famiglia,
il Servizio per i ragazzi e l’oratorio, il Servizio per i giovani -
studi le iniziative più opportune e adeguate da proporre alla diocesi
per una rinnovata e più vigorosa pastorale vocazionale».
Il Centro diocesano Vocazioni, accogliendo le indicazioni di queste
realtà, insieme al Vicario per la Vita consacrata, ha dunque avviato la
preparazione di un convegno.
Si tratta di temi importanti, spiega monsignor Mario Delpini, rettore
maggiore del Seminario diocesano: «Le modalità per la comunicazione
della "buona notizia della vocazione" ai giovani interlocutori del
nostro tempo, le modalità specifiche di accompagnamento al "femminile" e
al "maschile", l’incrocio del tema "vocazione" con la più generale
dedizione educativa dei genitori in famiglia, gli snodi più promettenti
per un itinerario di discernimento e di decisione».
Il convegno sulla pastorale vocazionale, che si terrà dalle 16
alle 19 in Curia (piazza Fontana 2 a Milano), è rivolto agli operatori
pastorali particolarmente attenti alle scelte cristiane dei giovani.
Lo scopo è quello di avviare una riflessione e confronto tra addetti ai
lavori così da creare un laboratorio di idee.
La veglia «Chiamati a prendere il largo», che si terrà in
Duomo alle 20.45, sarà aperta a tutti, perché la scelta della vocazione
sta a cuore ad ogni credente.
Sono invitati associazioni, movimenti, milanesi e migranti, insomma
«tutti quelli che si sentono parte viva della Chiesa».
alla luce della fede, ci viene spontaneo accostarla alla sepoltura di Gesù, come è stata meditata nell’ultima Via Crucis al Colosseo, da Lui seguita intensamente da lontano.
Dal Vangelo secondo Matteo
Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo
depose
nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata
poi una
gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò. Erano lì davanti al
sepolcro,
Maria di Magdala e l’altra Maria.
Gesù, disonorato e oltraggiato, viene deposto, con tutti gli onori,
in un sepolcro nuovo.
Nicodemo porta una mistura di mirra e di aloe di cento libbre destinata
a emanare un prezioso profumo.
Ora, nell’offerta del Figlio, si rivela, come già nell’unzione di
Betania, una smisuratezza che ci ricorda l’amore generoso di Dio, la
"sovrabbondanza" del suo amore.
Dio fa generosamente offerta di se stesso: Se la misura di Dio è la
sovrabbondanza, anche per noi niente dovrebbe essere troppo per Dio.
E’ quel che Gesù stesso ci ha insegnato nel discorso della montagna (Mt
5, 20).
Ma bisogna ricordare anche le parole di san Paolo su Dio, che
"diffonde per mezzo nostro il profumo della conoscenza di Cristo nel
mondo intero. Noi siamo infatti… il profumo di Cristo" (2 Cor 2, 14s).
Nella putrefazione delle ideologie, la nostra fede dovrebbe essere di
nuovo il profumo che riporta sulle tracce della vita.
Nel momento della deposizione comincia a realizzarsi la parola di
Gesù: "In verità, in verità, vi dico: se il chicco di grano caduto in
terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto" (Gv
12, 24).
Gesù è il chicco di grano che muore.
Dal chicco di grano morto comincia la grande moltiplicazione del pane
che dura fino alla fine del mondo: egli è il pane di vita capace di
sfamare in misura sovrabbondante l’umanità intera e di donarle il
nutrimento vitale: il Verbo eterno di Dio, che è diventato carne e anche
pane, per noi, attraverso la croce e la risurrezione.
Sopra la sepoltura di Gesù risplende il mistero dell’Eucaristia.
Signore Gesù Cristo, nella deposizione hai fatto tua la morte del
chicco di grano, sei diventato il chicco di grano morto che produce
frutto lungo il corso dei tempi, fino all’eternità.
Dal sepolcro risplende in ogni tempo la promessa del chicco di grano,
dal quale viene la vera manna, il pane di vita nel quale tu offri te
stesso a noi.
La Parola eterna, attraverso l’incarnazione e la morte, è diventata
la Parola vicina: ti metti nelle nostre mani e nei nostri cuori affinché
la tua Parola cresca in noi e produca frutto.
Tu doni te stesso attraverso la morte del chicco di grano, affinché
anche noi abbiamo il coraggio di perdere la nostra vita per trovarla;
affinché anche noi ci fidiamo della promessa del chicco di grano.
Aiutaci ad amare sempre più il tuo mistero eucaristico e a venerarlo
– a vivere veramente di te, Pane del cielo.
Aiutaci a diventare il tuo "profumo", a rendere percepibili le tracce
della tua vita, in questo mondo.
Come il chicco di grano si rialza dalla terra come stelo e spiega, così
anche tu non potevi rimanere nel sepolcro: il sepolcro è vuoto perché
lui – il Padre – non ti "abbandonò negli inferi, né la tua carne vide
corruzione" (At 2, 31, Sal 16, 10 LXX).
No, tu non hai visto la corruzione.
Sei risorto e hai dato spazio nel cuore di Dio alla carne trasformata.
Fa’ che possiamo rallegrarci di questa speranza e possiamo portarla
gioiosamente nel mondo, fa’ che diventiamo testimoni della tua
risurrezione.
Joseph Ratzinger