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Parrocchia San Giovanni Crisostomo

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Foglio settimanale: n. 13 - 9 aprile 2005


PAPA GIOVANNI PAOLO II

Non abbiate paura!
Aprite, anzi, spalancate
le porte a Cristo.

Alla sua salvatrice potestà,
aprite i confini degli stati,
i sistemi economici,
come quelli politici,
i vostri campi di cultura,
di civiltà, di sviluppo.

Non abbiate paura.
Cristo sa
che cosa è dentro l'uomo.
Solo Lui lo sa.

(22 ottobre 1978)


dal testamento di Giovanni Paolo II

Esprimo la più profonda fiducia che, malgrado tutta la mia debolezza, il Signore mi concederà ogni grazia necessaria per affrontare secondo la Sua volontà qualsiasi compito, prova e sofferenza che vorrà richiedere dal Suo servo, nel corso della vita.

Ho anche fiducia che non permetterà mai che, mediante qualche mio atteggiamento: parole, opere o omissioni, possa tradire i miei obblighi in questa santa Sede Petrina.

Desidero ancora una volta totalmente affidarmi alla grazia del Signore.
Egli stesso deciderà quando e come devo finire la mia vita terrena e il ministero pastorale.
Nella vita e nella morte "Totus Tuus" mediante l'Immacolata.

Accettando già ora questa morte, spero che il Cristo mi dia la grazia per l'ultimo passaggio, cioè la [mia] Pasqua.

Spero anche che la renda utile anche per questa più importante causa alla quale cerco di servire: la salvezza degli uomini, la salvaguardia della famiglia umana, e in essa di tutte le nazioni e dei popoli (tra essi mi rivolgo anche in modo particolare alla mia Patria terrena), utile per le persone che in modo particolare mi ha affidato, per la questione della Chiesa, per la gloria dello stesso Dio.


L'Eucaristia come banchetto in rapporto alla mondialità

Scoprire quali implicanze ci sono tra l'eucaristia e la "fame e sete di giustizia", quale dinamismo profondo intercorre tra il banchetto-cena di Gesù e le fami del mondo.

Il senso del banchetto nella parola di Dio

La realtà del banchetto che attraversa tutta la Scrittura, è segno di convivialità, di profonda fraternità e mutua appartenenza, di uguaglianza e giustizia, di ospitalità e amicizia, di perdono e di festa. Il banchetto è segno dell'alleanza che il Dio crea con Israele.

Soprattutto alla luce degli eventi dell'Esodo, Israele ha potuto sperimentare la salvezza di YAHWEH e constatare che tutto il creato è dono, come la mamma e l'acqua scaturita dalla roccia; e, da questa prospettiva, Israele legge in chiave solidaristica anche il rapporto con gli altri membri del suo popolo (Es 17,6).

"Spezza il tuo pane con l'affamato, introduci in casa i miseri, senza tetto, vesti chi è nudo senza distogliere gli occhi dalla tua gente" (Is 58,7).

Lentamente riflettendo sul mistero dell'Alleanza, Israele arriva a maturare l'idea che il cibo e tutti i doni della creazione appartengono all'umanità intera, essendo essa creata ad "immagine e somiglianza" di Dio (Gen 1,26).

Al peccato dell'uomo che è volgere le spalle a Dio fonte di ogni bene, consegue la sofferenza di tanti esseri umani.

Infine, nella fase escatologica della storia dell'umanità, si realizzerà in pienezza il sogno annunciato dal profeta Isaia: Dio stesso "preparerà un banchetto per tutti i popoli", "eliminerà la morte per sempre, asciugherà le lagrime su ogni volto", e "farà scomparire la condizione disonorevole del suo popolo" (Is 25,6-10).

Il banchettare scomodo di Gesù

In Gesù è presente tutto il dinamismo di fraternità e di amore dell'Antico Testamento intorno, in particolare, alla realtà del cibo e del banchetto.

Il Maestro, nel suo lungo cammino verso Gerusalemme, fa diverse esperienze: incontra gente, insegna in parabole, discute con gli scribi e i farisei, guarisce gli ammalati, si riunisce a tavola con persone appartenenti a diversi ceti sociali, accettando inviti e andando a casa anche di gente poco raccomandabile, al punto da venire etichettato come "mangione e beone", amico dei pubblicani e dei peccatori (Lc 7,34).

Agli epuloni sdraiati a banchettare lautamente, Gesù mostra una comunità alternativa: quella dei poveri, dei sofferenti, dei fragili (Lc 16, 19-31).

Chi è l'idropico?

Vorrei partire dall'immagine dell'idropico, sanato nel contesto di un banchetto, perché può aiutare a riflettere sulla vita e sulla realtà del mondo occidentale. Attraverso la guarigione dello idropico in giorno di sabato, Gesù ci fa comprendere che se mangiare significa vivere, mangiare in giorno di sabato significa vivere entrando nel "riposo di Dio" partecipando alla sua vita come fratelli e dunque figli (Lc 14, 1-6).

L'idropico è una persona gonfia di morte, che, nel contesto della pericope lucana, è simbolo dei farisei i quali non rispondono alla vita di Dio possedendo delle "cisterne", le stesse di cui parlava il profeta Geremia, cisterne che sembrano estinguere la sete, ma che rappresentano la più grande trappola che impedisce lo sviluppo di una vita piena.

Risuonano amare le parola di Geremia "Perché il mio popolo ha commesso due iniquità: essi hanno abbandonato me, sorgente di acqua viva, per scavarsi cisterne, cisterne screpolate, che non tengono l'acqua (Ger 2,13).

L'idropico è segno di una personalità narcisistica, piena di sé, vuota di valori, priva della vita di Dio; a differenza del Cristo che "spogliò se stesso assumendo la condizione di servo" (Fil 2,7), l'idropico è una persona sazia.

Parafrasando l'affermazione di uno scrittore, l'idropico è "il coperchio del vuoto".

Dirà Paolo che Gesù è kenosis. Egli viene per trasmetterci uno stile improntato all'essenzialità, alla sobrietà, agli unici valori che permettono di sperimentare cosa sia la libertà.

Il lievito dei farisei porta all'ingordigia, all'avere di più, a qualsiasi costo (Lc 12, 15).

Potere, profitto, prevaricazione sono le tappe che portano alla morte e che vengono inseguite dai farisei, mentre Gesù propone le tappe della povertà, e dell'umiltà.

Come entrare, allora, nello spirito del banchetto fatto da "poveri, storpi, zoppi,ciechi?" (Lc14,13).

Il banchetto del Regno

Gesù propone la partecipazione al banchetto del Regno al quale sono invitati tutti e, in particolare, sono invitate a partecipare le persone che hanno saputo rinunziare alla "cisterna d'acqua" (Lc 14, 15-24).

A Corinto troviamo una comunità poco attenta alle esigenze dei poveri, una comunità che mostra divisioni e differenze di "censo e di classe sociale", non riuscendo a riconoscere il corpo del Signore nella sua totalità.

Quando vi radunate insieme, il vostro non è più un mangiare la cena del Signore. Ciascuno infatti, quando partecipa alla cena, prende prima il proprio pasto e così uno ha fame, l'altro è ubriaco (1 Cor 11,21).

Il regno di Dio è saziarci tutti

Padre Alex Zanotelli, missionario comboniano che ha vissuto dodici anni a Korogocho, discarica alla periferia di Nairobi nella quale vivono migliaia e migliaia di baraccati in condizioni disumane, durante un momento di condivisione della Parola, in quell'inferno, chiese ad una vecchietta cosa fosse il regno di Dio e prontamente questa le rispose: "Il regno di Dio è saziarci tutti!". Saziarci tutti intorno allo stesso banchetto, non è l'utopia del Regno proclamata nelle beatitudini: "Beati voi poveri perché vostro è il regno di Dio"? (Lc 6,20).

Martin Buber, filosofo ebreo del dialogo, scriveva:

Le religioni storiche hanno la tendenza a diventare fini a se stesse, a sostituirsi a Dio. Nulla può oscurare di più la faccia di Dio che una religione. Ciascuna deve rinunciare alla pretesa di essere la residenza unica di Dio sulla terra e accettare di essere la residenza di uomini animati della stessa immagine di Dio, una casa aperta verso l'altro.

Qual è il sogno di Dio per l'umanità intera?

"Far emergere tutto l'uomo in ogni uomo", attraverso una comunità ben differente dalle altre comunità umane. Dio sogna per il suo popolo:

Gesù di Nazareth: volto dell'amore del Padre

Gesù di Nazareth, volto concreto dell'amore del Padre, ha un sogno da condividere con noi.

Gesù ha vissuto in Galilea e ha sperimentato tutto il peso della povera gente oppressa dalle imposte dell'impero romano e terrorizzata dalle crocifissioni.

A questa gente concreta di poveri, indemoniati, emarginati, pubblicani, peccatori, lebbrosi, orfani, vedove e ammalati vari, Gesù ha mostrato cammini inattesi di speranza e di liberazione nuovi.

Con Gesù tutti sperimentavano l'immediatezza di una vita piena, attraverso l'accoglienza il perdono, l'amore, la fratellanza, la sorellanza, lo spezzare insieme il pane del regno di Dio.

La radicalità con cui ha portato l'evento del regno di Dio nel qui ed ora della storia, lo ha reso pietra di scandalo ed è stato condannato.

Noi crediamo che Gesù è vivo ed è risorto e che chiede di vivere secondo quel sogno che ha iniziato a condividere con i poveri, mediante una economia di comunione, rifiutando che una parte dell'umanità consumi la gran parte delle risorse.

Nel mondo ma non del mondo

Allora, come liberarsi dal paradigma del dominio che dell'idropisia in nome dell'amore nonviolento, libero e liberante di Gesù, vero pane di vita?

Ignazio Silone scriveva "Si salva l'umanità che supera il proprio egoismo d'individuo, di famiglia, di casa, che libera la propria anima dall'idea di rassegnazione alla malvagità esistente" e Martin Luther King, nel ricevere il premio Nobel per la pace davanti al parlamento norvegese, dirà: "Credo che la giustizia ferita, che oggi giace accasciata nelle strade insanguinate dei nostri paesi, possa essere sollevata dalla polvere della vergogna e posta a regnare suprema tra i figli degli uomini. Credo che un giorno l'umanità si inchinerà di fronte agli altari di Dio e riceverà la corona del trionfo sulla guerra e sullo spargimento di sangue, mentre la benevolenza redentrice della nonviolenza sarà proclamata legge morale".


Notizie Caritas

Ringraziamo vivamente coloro che hanno fatto acquisti presso il banco vendita allestito domenica scorsa.
Il ricavato ammonta a 1.287 €, con la somma raccolta grazie alla generosità di molti.

DOMENICA 17 APRILE, alle ore 12
offriremo un "pranzo dell'amicizia" a tutte le persone che frequentano il Centro d'Ascolto e il guardaroba.
Saremo lieti di ospitare a questo momento di convivialità tutte le persone sole della nostra parrocchia seguite dal gruppo.


Consiglio pastorale parrocchiale

Il prossimo Consiglio pastorale di martedì 12 aprile, ci lasceremo stimolare dalla ricca riflessione di Giorgio Pisano che stiamo pubblicando sul foglio settimanale (a partire dal n. 10).

Rifletteremo e comunicheremo sul rapporto tra eucaristia e fraternità nella dimensione interpersonale e comunitaria, in questa sessione, e su quello tra eucaristia e apertura alla fame e sete di giustizia che c'è nel mondo di oggi, nella prossima del 10 maggio.

Le domande che ci porremo riguarderanno:


Festa del perdono

Auguriamo ai nostri bambini e bambine che martedì 12 aprile riceveranno per la prima volta l'abbraccio del perdono di Dio nella Confessione, di sperimentare tutta la tenerezza del Padre che li accoglie.
Preghiamo per le loro famiglie perché li sappiano aiutare a crescere nell'umile fiducia che l'amore di Dio è più grande delle nostre debolezze e sempre ci vuole perdonare.


UNA SINTONIA CON GESU’ CHE PLASMA LA VITA E LA RENDE TRASPARENZA DEL SIGNORE

La lettera agli Ebrei ha sempre esercitato su di me un particolare fascino per il modo con il quale presenta la persona di Gesù e la bellezza avvincente della fede in lui.

Rileggendone alcuni passaggi in questi giorni, ho avvertito quanto l’esperienza del Papa ha rispecchiato fedelmente quella di Gesù, e desidero condividere con voi questa mia percezione.

"Poiché abbiamo un grande sommo sacerdote, che ha attraversato i cieli, Gesù, Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della nostra fede.

Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, come noi, escluso il peccato.

Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati al momento opportuno". (Ebrei 4,14-16)

La profonda umanità del Papa, le sua passione per la giustizia e la pace, fondate sulla verità e sul perdono, la sua disponibilità verso ogni essere umano al di là delle differenze di cultura e di religione, la sua capacità di misericordia e di compassione, hanno la loro radice nelle prove e nelle sofferenze che egli ha vissuto per amore di Dio e dell’uomo con grande coraggio e dignità, sul modello di Cristo.

"Quel Gesù, che fu fatto di poco inferiore agli angeli, lo vediamo ora coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio egli sperimentasse la morte a vantaggio di tutti.

Ed era ben giusto che colui, per il quale e dal quale sono tutte le cose, volendo portare molti figli alla gloria, rendesse perfetto mediante la sofferenza il capo che guida alla salvezza. Infatti, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da uno solo; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli...

Poiché dunque i figli hanno in comune il sangue e la carne, anch’egli ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza, mediante la morte, colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che per timore della morte erano tenuti in schiavitù per tutta la vita.

Egli infatti si prende cura... della stirpe di Abramo... Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e fedele nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo. Infatti, proprio per essere stato messo alla prova ed avere sofferto personalmente, è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova". (Ebrei 2, 10-18)

Proprio in questo amore che attraversa tutta la sua vita e risponde sempre agli imprevisti della chiamata del Signore, senza mai arrendersi nelle prove, si manifesta la sua somiglianza a Gesù, il pastore bello che dà la vita per le sue pecore e ricerca.

 

 

 

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