Foglio settimanale: n. 12 - 2 aprile 2005
PAPA GIOVANNI PAOLO II
Gesù ti accolga
con il volto mite e festoso:
lo hai amato appassionatamente,
lo hai seguito con cuore indiviso
e lo hai testimoniato con coraggio e tenacia.
venerdì 9 aprile alle ore 21, in oratorio, presentazione della
VACANZA ESTIVA PER ADOLESCENTI
ai ragazzi e ai genitori interessati.
domenica 10 aprile alle ore 16, in oratorio, incontro per i
GENITORI DEI RAGAZZI DEL QUINTO ANNO DI CATECHISMO
segue messa alle 18 e pizza insieme.
(Continuiamo la trascrizione della riflessione di Giorgio Pisano,
tratta dalla rivista "Jesus caritas" n. 97 del gennaio 2005. Il seguito sarà sui prossimi
numeri.)
LA FRATERNITÀ POSSIBILE A PICCOLI PASSI VERSO IL REGNO
Quali sono gli ostacoli che impediscono di incamminarci sulla strada
della fraternità?
Ne ho intravisti dieci che riporto a mo' di decalogo
- Considerare gli altri perfetti, nutrendo verso di loro
aspettative che non possono essere mai in grado di soddisfare.
- Pretendere che l'altro cambi secondo nostri schemi o idee.
- Imporre e non proporre “verità” o idee personali sulla vita o
modi di vedere la realtà.
- Etichettare l'altro più in base al sentito dire che in base a
ciò che è realmente.
- Possedere l'altro, scambiando il possesso per amore.
- Dominare sull'altro, scambiando lo spadroneggiare per servizio.
- Criticare l'altro in maniera distruttiva senza il confronto
diretto.
- Non ascoltare e accogliere le ragioni dell'altro, a prescindere
se si è d'accordo o meno.
- Essere sfiduciati a priori dell'incontro col prossimo.
- Non avere mai dubbi sul proprio modo di pensare e sul proprio
operato.
Come intraprendere il sentiero della fraternità?
- Invocare il dono dello Spirito santo, fonte di fraternità e di riconciliazione.
- Lasciarsi illuminare dalla parola di Dio.
- Chiedersi: chi è l'altro che mi sta davanti?
Osservare la persona.
Cosa mi chiede?
Con quali emozioni sta davanti a me?
Cosa mi sta trasmettendo?
E' arrabbiato?
E' nella gioia, nella tristezza, è impaurito?
- Come percepisco l'altro?
Persona vera, autentica, in difficoltà, superficiale, vuota, formale...
- Al di là dei miei modi di vedere la vita, come posso e se sono in grado di confrontarmi, e di incontrarlo...?
- Come posso mettermi in un atteggiamento di ascolto, di silenzio umile e attento, come entrare in sintonia con l'altro?
Come accorgermi delle differenze e distinguere la mia persona dalla sua, onde evitare strumentalizzazioni o atteggiamenti acritici?
- Ci rendiamo conto che non tutte le volte in cui abbiamo pensato di aver incontrato qualcuno, l'incontro era autentico?
Approfondire il rapporto tra noi in compagnia di Gesù, pane di vita.
Abbiamo tutti bisogno di approfondire il rapporto tra di noi, in compagnia di Gesù, pane di vita, che dà vero senso all'esistenza ed
instaura una profonda fraternità.
Ecco tre icone bibliche, che conducono sui sentieri della fraternità.
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La prima è quella della donna adultera del Vangelo ovvero della fraternità come dono di sé (cfr. Gv 8,3-11).
Gesù restituisce la dignità perduta ad una donna che stava per essere lapidata e la mette in condizione
di vivere nella fraternità vera riuscendo a farle sentire l'amore perdonante del Padre e a farla uscire
dalla schiavitù dell'ambiguità e dello sfruttamento mercificatore.
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La seconda è quella di Zaccheo, uomo arricchitosi con soprusi e ingiustizie gravi a danno del prossimo,
ovvero della fraternità come dono dei propri beni agli altri (cfr. Lc 19, 1-10).
Gesù dona a Zaccheo una sicurezza non più basata sui beni materiali ma sulla comunione e condivisione
dei beni sulla circolarità dell'amore fraterno, Zaccheo cominciò a vivere con giustizia e pace, avendo
sperimentato la gioia dell'incontro con Cristo.
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La terza icona raffigura il buon ladrone, ovvero il dono della fraternità che oltrepassa perfino la morte (cfr. 23, 29-43).
Al ladrone rifiutato dalla legge e dalla giustizia di questo mondo, al ladrone che non ha più speranza,
Gesù dona la fraternità del paradiso, che oltrepassa la legge della forza per arrivare alla forza della legge vera, che è
l'amore che non tramonta più, cioè Dio.
Occorre intraprendere un cammino che ci faccia scoprire la gioia di essere eucaristia, sia a livello
personale che comunitario, e di realizzare ciò che gli indiani d'America esprimevano in una preghiera:
"Io voglio essere forte, non per dominare il mio fratello, bensì per sconfiggere il mio più grande nemico: me stesso".