foto dell'interno della chiesa

 

Parrocchia San Giovanni Crisostomo

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Foglio settimanale: n. 11 - 19 marzo 2005


TRIDUO PASQUALE

Nel triduo pasquale riviviamo il dono senza limite che Gesù fa di sé, per noi, e per la nostra salvezza.

Questo dono è realmente racchiuso nella celebrazione dell'Eucaristia che ci rende veramente presenti e partecipi della morte e risurrezione del Signore.

A questo gesto d'amore che si perpetua nella liturgia della Chiesa, attingiamo passione di vivere, coraggio di soffrire e capacità di amare.

Buona Pasqua!

Gesù vivo e risorto sia con tutti voi!

 

GIOVEDÌ SANTO

 

VENERDÌ SANTO

 

SABATO SANTO

 

DOMENICA DI PASQUA

 

LUNEDÌ DI PASQUA


Sul percorso di Gesù...

Nei paraggi di Gerusalemme la folla è presente
e si prepara a manifestare la sua gratitudine.
Dispersi in mezzo a questa gente si trovano
persone anonime che vogliono incontrare e toccare.

In questa atmosfera di festa e di grande gioia
gli uni attendono gli altri e cercano con lo sguardo
colui che offre una grande speranza:
Gesù, il Figlio di Davide, Gesù, il Profeta, Gesù il Re!

Con gesti semplici, con gesti spontanei e vivaci
essi esprimono il loro attaccamento e la loro fedeltà.
La folla si rivela entusiasta ed interessata.
Permette a Gesù di verificare la popolarità di cui gode.

Oggi Gesù imbocca lo stesso percorso.
Mi trovo anch'io in mezzo a questa folla che l'acclama?
Sono anch'io ai bordi del percorso per riconoscerlo?
E se lo seguissi insieme a tanti altri che sono in cammino?

Oggi agitare i rami di ulivo significa credere,
manifestare la mia gratitudine,
accogliere Gesù che entra nella mia vita,
permettergli di dimorare in me e con me.

Alain Donius


un cammino di amore:

LA STORIA DI DIO CON GLI UOMINI

Giovanni 3, 16-18
Dio ha tanto amato il mondo da mandare il suo unico Figlio, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.
Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo con un giudizio di condanna, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.
Chi crede in lui e all'amore che ci porta da parte del Padre, non è condannato, ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel la persona dell'unigenito Figlio di Dio.

 

Già nell'antico testamento c'è una tenerezza che vince le paure e suscita fiducia

 

Deuteronomio 32, 9-12
Porzione del Signore è il suo popolo, sua eredità è Giacobbe.
Egli lo trovò in terra deserta, in una landa di ululati solitari.
Lo educò, ne ebbe cura, lo allevò, lo custodì come pupilla del suo occhio.
Come un'aquila che veglia la sua nidiata, che vola sopra i suoi nati.
Egli spiegò le ali e lo prese, lo sollevò nelle sue ali,
il Signore lo guidò da solo, non c'era con lui alcun dio straniero.
Lo fece montare sulle alture della terra e lo nutrì con i prodotti della campagna, ...

 

Deuteronomio 7, 6-11
Tu infatti sei un popolo consacrato al Signore tuo Dio; il Signore tuo Dio ti ha scelto per essere il suo popolo privilegiato fra tutti i popoli che sono sulla terra.
Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perchè siete più numerosi di tutti gli altri popoli - siete infatti il più piccolo di tutti i popoli -, ma perchè il Signore vi ama e perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri, il Signore vi ha fatto uscire con mano potente e vi ha riscattati liberandovi dalla condizione servile, dalla mano del faraone, re di Egitto.
Riconoscete dunque che il Signore vostro Dio è Dio, il Dio fedele, che mantiene la sua alleanza e benevolenza per mille generazioni con coloro che l'amano e osservano i suoi comandamenti... Osserverai dunque i comandi, le leggi e le norme che oggi ti do, mettendoli in pratica.

 

Geremia 31, 3-7-9
Da lontano è apparso il Signore
"Ti ho amato di amore eterno, per questo ti conservo ancora pietà".
Poiché dice il Signore:
"Innalzate canti di gioia per Giacobbe, esultate per la prima delle nazioni,
fate udire la vostra lode e dite: Il Signore ha salvato il suo popolo, un resto di Israele".
Essi erano partiti nel pianto, io li riporterò tra le consolazioni;
li condurrò a fiumi d'acqua per una strada diritta in cui non inciamperanno;
perché io sono un padre per Israele, Efraim è il mio primogenito.

 

In ogni pagina del nuovo testamento l'amore di dio si rende visibile in Gesù

 

Giovanni 15, 12-17
Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.
Voi siete miei amici ... Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri.

 

Romani 5, 5-11
La speranza non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito santo che ci è stato dato.
Infatti, mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito. Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.
A maggior ragione ora, giustificati per il suo sangue, saremo salvati dall'ira per mezzo di lui. Se infatti, quand'eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita.

 

1 lettera di Giovanni 4, 9-10
In questo si è manifestato l'amore di Dio per noi:
Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo,
perché noi avessimo la vita per lui.
In questo sta l'amore:
non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi
e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.

 

1 lettera di Giovanni 4, 15-19
Chiunque riconosce che Gesù è Figlio di Dio,
Dio dimora in lui ed egli in Dio.
Noi abbiamo riconosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi.
Dio è amore;
chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui.
Per questo l'amore ha raggiunto in noi la sua perfezione,
perché abbiamo fiducia nel giorno del giudizio;
perché come è lui, così siamo anche noi, in questo mondo.
Nell'amore non c'è timore,
al contrario l'amore perfetto scaccia il timore,
perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell'amore.
Noi amiamo, perché egli ci ha amati per primo.

 

Marco 15, 39
Allora il centurione che gli stava di fronte, vedendolo spirare in quel modo,
disse: "Veramente quest'uomo era Figlio di Dio"... e credette all'amore...


Giovedì Santo

La Diocesi chiede, in occasione del giovedì santo, di avere un ricordo per i preti anziani o malati.


Raccolta fondi di Quaresima

Continua la raccolta di fondi per aiutare i pescatori di un villaggio dello Sri Lanka, colpito dallo tsunami, a ricomprare una barca da pesca perché possano guadagnarsi da vivere.

Grazie a tutti coloro che già hanno contribuito con generosità.


(Continuiamo la trascrizione della riflessione di Giorgio Pisano, tratta dalla rivista "Jesus caritas" n. 97 del gennaio 2005. Il seguito sarà sui prossimi numeri.)

LA FRATERNITÀ POSSIBILE A PICCOLI PASSI VERSO IL REGNO

Ad un papà che con rabbia mi diceva, a proposito degli immigrati, che dovevano tornare alle proprie terre di origine, anzi "devono essere cacciati", ho cercato di far comprendere come un razzismo diffuso e generalizzato, frutto di disinformazione e luoghi comuni, faccia approdare a sacche sterili e vuote.

Ho cercato di trasmettergli l'idea di come il fenomeno sia molto complesso e non possa essere ridotto a slogan, proferiti superficialmente e senza senso, e non considerando che i migranti nel mondo sono circa 175 milioni, e che le ragioni del variegatissimo flusso migratorio sono tante, tra le quali, ad esempio, le guerre civili e conflitti interetnici.

Ci rendiamo conto che una comunità fraterna non emerge dall'oggi al domani né tantomeno nasce da persone perfette bensì imperfette e fragili che hanno bisogno ogni giorno di capirsi, conoscersi, accettarsi, cominciare daccapo, di rinascere.

Dio ci chiama, ma non in base a ciò che siamo o facciamo!

Dio ci ama nella nostra imperfezione perché lui è amore (cfr. Gv 4,8) e ci chiama a seguirlo non in una contemplazione narcisistica, ma semplicemente nella nostra condizione di creature fallibili che si fidano di lui e desiderano maturare e migliorare in mezzo agli altri (cfr. Lc. 5, 1-11).

Rispondere alla chiamata di Dio significa entrare nell'ottica del pubblicano, il quale nella consapevolezza dei propri limiti, difetti e peccati gridava a Dio: "Abbi pietà di me peccatore..." (cfr. Lc. 18, 9-14).

La Chiesa, come ogni piccola comunità di persone aperte alle istanze della fraternità, è icona della Trinità santa che è comunione: "Casa e scuola della comunione" affermava Giovanni Paolo II nella Novo millennio ineunte (43); la comunione si realizza entrando in una serena consapevolezza di accettare se stessi, gli altri, "tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede" (Eb 12,2).

Il rischio che corre ognuno di noi è quello di isolarsi, cercando una comunità perfetta partendo da una scarsa conoscenza di sé e degli altri, o di chiudersi nel già visto e vissuto, senza sentire il bisogno di accogliere il nuovo della vita, compresi nuovi fratelli e sorelle.

Queste, ed altre difficoltà, impediscono di compiere un autentico cammino umano, e quindi di fede, in comunità come in altri contesti.

Entrare nell'idea di fare fraternità significa, più che mettersi da parte o operare una fuga dal mondo, esercitarsi all'idea che equivale a scegliere di vivere in un crocevia di persone diverse, complesse, limitate e tutte bisognose, in misura maggiore o minore, di affetto e di comprensione.

Del resto la parrocchia, affermano i vescovi italiani, è "una Chiesa che vive tra le case degli uomini" (LII Assemblea generale CEI , 2003). Una comunità che si sforzi di incarnare la forza del Vangelo nella vita quotidiana, è Chiesa che vive tra le case degli uomini.

Affermare "tra le case degli uomini" significa che, alla stregua di Gesù che "entrava in città e villaggi..." e, soprattutto, nel cuore del suo popolo, una comunità cristiana fraterna o meglio che desidera arrivare a piccole dosi alla fraternità, è chiamata ad entrare nelle contraddizioni, povertà e miserie della vita quotidiana.

Arrivare a fare fraternità tra la gente, all'esterno come all'interno della propria comunità, equivale a scendere dal piedistallo delle certezze, delle risposte preconfezionate, degli stereotipi, per incrociare e incontrare gli altri da persone umili, semplici e senza pretese.

Dunque la fraternità, come la realtà del regno di Dio, nascosta ma presente efficacemente, va continuamente verificata, aggiornata, accresciuta.


NOTIZIE CARITAS

Martedì 22 marzo ore, 16: INCONTRO ORGANIZZATIVO

 

 

 

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