Cari parrocchiani e abitanti del nostro Quartiere,
nella festa di sant’Ambrogio il
nostro Vescovo ha espresso un forte, appassionato richiamo sul tema
della “sostenibilità del vivere” di tutti.
Con la medesima passione desidero farmi carico con voi
dell’attuale nostro problema che investe significativi aspetti collegati
alla qualità della vita del nostro Quartiere nel desiderio di cercare
con voi ogni possibile soluzione, in modo civile, ma fermo.
Premetto con chiarezza il mio sincero rispetto ed apprezzamento per l’opera che la Guardia di Finanza svolge a servizio del bene comune nella società civile.
Sono del tutto consapevole, sia delle
coordinate giuridiche del problema relativo all’area verde attualmente
in uso ludico e sportivo di via Padova, Cesana e Tarabella, sia dei suoi
molteplici risvolti umani, etici e civili.
E’ senza dubbio vero che esiste una proprietà che ha le sue
finalità e i suoi legittimi diritti, ma è altrettanto indubitabilmente
vero che, intorno a quell’area, abitano oltre novecento famiglie che
hanno anche loro dei legittimi e sacrosanti diritti dei quali non si può
non tenere conto e che non possono essere sacrificati, senza prima aver
cercato tutte le possibili soluzioni alternative che tengano conto del
benessere e dell’interesse di tutti.
Nel nostro Quartiere ci sono genitori
che hanno il coraggio di mettere al mondo dei figli e di restare qui ad
abitare e a farli crescere.
Ci sono ragazzi, adolescenti e giovani che vivono qui e
trovano proprio qui, come è accaduto a diversi loro papà, delle
occasioni aggregative sane e delle possibilità di praticare attività
sportive aperte a tutti, al di là della logica dell’agonismo esasperato.
Ci sono persone anziane che sono qui da una vita e non hanno
voglia di lasciare il loro Quartiere, nonostante i disagi che
incontrano, e spesso non ne avrebbero neppure la possibilità.
Per tutte queste persone e per il loro benessere io mi sento
personalmente impegnato, come cittadino, come cristiano, come
responsabile religioso.
Da fonti attendibili ho saputo che il progetto di costruzioni da parte della Guardia di Finanza, riguarda due fabbricati, uno per alloggi e uno per uffici, e un capannone enorme, esteso da via Padova fino agli attuali orti dell’esercito, come deposito di mezzi militari.
Quest’ultima notizia rafforza ulteriormente il mio sconcerto:
abbiamo già nelle immediate vicinanze un deposito di trecento autobus dell’ATM che produce un inquinamento atmosferico e acustico subito da più di quattrocento famiglie;
un deposito di mezzi militari costituirebbe un obbiettivo sensibile e immetterebbe nel Quartiere un significativo elemento di pericolo;
proprio questa ipotesi di utilizzo non si collega per nulla direttamente con il nostro territorio e non può giustificare, quasi fosse un’esigenza imprescindibile, l’impoverimento degli spazi vitali di un Quartiere già povero; le stesse strutture potrebbero essere collocate facilmente altrove, magari utilizzando una caserma dismessa del circondario.
Per questo sono determinato a cercare tutti gli appoggi e tutte le strade e i mezzi per chiedere e ottenere la immediata sospensione dell’azione della Guardia di Finanza e avviare la contestuale ricerca di spazi differenti per soddisfare le esigenze del Corpo.
don Piero Cecchi (parroco)
Si dirà che Milano è stata sempre maestra di
solidarietà.
Per molti aspetti ciò è innegabile.
Non si può, però, vivere solo di tradizione e di ricordo,
senza che questi ultimi siano continuamente rinverditi e riattualizzati.
Tradizione e ricordo in tutti i campi sono fondamentali per
la cultura della società, ma a condizione che radichino il presente, ne
innervino i comportamenti, ne ispirino le scelte.
Senza dubbio, per quanto concerne la solidarietà, gli esempi
del passato sono molti e cospicui e molte e cospicue sono state le
eminenti personalità che li hanno pensati e realizzati…
Tuttavia urge reinventare la tradizione
solidaristica ambrosiana, se vogliamo essere all’altezza del detto
popolare che ci contraddistingue, secondo cui “Milan la gh’à il coer in
man!”.
Spesso abbiamo in mente che fare progetti significa fare
nuove costruzioni, imponenti e significative.
Certo, anche la riqualificazione del tessuto urbano ha la sua
importanza, come, nell’immaginario collettivo della città, è di grande
significato il restauro della Scala, che proprio in questi giorni torna
ad essere vista nel suo antico splendore e forse di più, così come la
costruzione del nuovo polo fieristico e il recupero a funzioni di
pregio, quali quelle della formazione universitaria, per la vita
cittadina di grandi aree dismesse e abbandonate.
Ma bastano i muri a rendere sostenibile la vita delle migliaia e migliaia di cittadini milanesi di nuova e antica adozione?
Dove sta la sostenibilità della vita?
Dove sta la sostenibilità dello sviluppo e del progresso nel
suo insieme?
Quale progetto complessivo per Milano e per la sostenibilità
della vita – si capisce non solo sostenibilità economica! – a Milano,
oggi e negli anni che verranno?
C’è l’idea di una direzione di marcia?
Credo sia giunto il tempo che le forze culturali,
sociali, economiche, politiche, finanziarie di questa nostra città si
incontrino per una riflessione seria e per un grande progetto che
riguardi la “sostenibilità del vivere” per tutti.
Una sostenibilità fatta non solo di muri, ma anche di idee,
di cultura, di possibilità soprattutto per i giovani, di sicurezza, di
serenità per l’avvenire dei singoli e delle famiglie.
Una bella città, resa ancor più bella dai tanti
interventi, rischierà altrimenti di essere una prigione o, se si vuole,
un labirinto inestricabile, perché si è formato per caso o, almeno,
perché così viene percepito dai cittadini, come ambiente estraneo alla
loro vita, sconosciuto e, forse per questo, fonte di paura.
Sarà sostenibile l’ansia, sarà sostenibile l’isolamento, il
senso di estraneità, la paura dell’abbandono, dell’essere dimenticati in
anfratti tortuosi e nascosti, dove forse non verrà nessuno per giorni e
giorni o dove, se qualcuno verrà, sarà a propria volta così impaurito da
non scorgere nessuno?
Urge per la città solidale dare una risposta al “bisogno
di sostenibilità”.
sabato 18
ore 17.30: in teatro Scambio di auguri! la POLISPORTIVA in occasione
del Natale festeggia con atleti e loro familiari
ore 20.45: CONCERTO NATALIZIO
domenica 19
ore 10.00: in chiesa S. MESSA
ore 16.30: in teatro - per le famiglie della parrocchia
spettacolo musicale di canto popolare: “I MUSICI SUNATURI”. Scambio di
doni!
ore 18.00: S. Messa animata dal gruppo Scout - segue aperitivo di
autofinanziamento in oratorio
CARITAS
Sabato 18 e domenica 19: vendita straordinaria di "Stelle di
Natale".
Auguriamo a tutti noi che il Natale ci aiuti ad essere più attenti alle
persone che incontriamo.
UN GRAZIE GRANDISSIMO a tutti coloro che ci sostengono con la preghiera
e ci danno la forza per continuare il nostro servizio.
Sabato 18 dicembre 2004: ore 20.45 - in chiesa
Cappella Vocale del Decanato di Turro
Direttore: Ermanno Gaetani
Organo: Danilo Crippa
Voce recitante: Pasquale Lauriola, Vinicio Berzovini, Massimo
Ciabatti
VENERDI 17 DICEMBRE - SALONE TEATRO DELL'ORATORIO - ORE 21.00
IL
MIRACOLO
Italia 2003 Regia di Edoardo Winspeare, con Claudio D'Agostino,
Stefania Casciaro, Angelo Gamarro, Carlo Bruni, Anna Ferruzzo
Tonio, un bambino di 12 anni, mentre gira per la sua città, Taranto, è
investito da una macchina guidata da Cinzia, una giovane ragazza dal
carattere difficile che sta vivendo una situazione personale complessa,
che fugge senza soccorrerlo.
In ospedale, Tonio si riprende, e andando per le stanze entra
in quella di un uomo anziano in fin di vita; avvicinatosi al letto,
Tonio arriva a toccare l'uomo, che a questo semplice gesto riprende
miracolosamente conoscenza.
La notizia si diffonde
rapidamente, e il padre del bambino, per guadagnare qualche soldo, cerca
di organizzare la partecipazione del figlio ad una trasmissione
televisiva.
Ma la decisione provoca liti e discussioni in famiglia;
peraltro, Tonio è più interessato a Cinzia, che nel frattempo ha
incontrato e con la quale stringe un legame di amicizia.
Il film di Winspeare, applaudito alla Mostra del Cinema di Venezia,
parte da un evento "miracoloso" per rappresentare una realtà concreta di
sentimenti contrastati (i rapporti tra genitori e figli), di
problematiche sociali (la crisi economica di una città del Mezzogiorno)
e di valori annacquati (il ruolo odierno della televisione).
In questo contesto, il vero miracolo è riuscire a cogliere la
poesia, l'amore, l'innocenza anche dove queste cose sembrano non
esistere.