Indagare sulla Messa...
A che pro?...
E' una domanda che nasce spontanea di fronte alla proposta
che la Diocesi ci rivolge.
Di fatto ci viene istintivamente da pensare che la ricerca
dell'autenticità di questa esperienza cristiana è più una questione da
sperimentare e da vivere piuttosto che da indagare.
Tuttavia, se vogliamo essere corretti, non
possiamo che chiederci: "C'è qualche bene, qualche vantaggio, che può
nascere da questa esperienza?
Quale?".
E' innegabile che un'indagine sulla Messa domenicale ha come primo effetto quello di richiamare, nel suo insieme, l'attenzione su un tema qualificante della vita cristiana, come quello della Messa festiva, della cura della sua celebrazione, della sua collocazione nel contesto più ampio di una domenica secolarizzata.
Un secondo vantaggio risiede, a nostro avviso,
nell'affermare in modo tangibile, con un fatto forte ed evidente,
l'importanza insostituibile, per chi voglia vivere da discepolo di Gesù,
del fatto di ritrovarsi insieme settimanalmente con gli altri credenti
per incontrare il Signore vivo, nel gesto della sua cena pasquale.
Il nostro cristianesimo, infatti, non è semplicemente una
adesione al Signore con il pensiero ed il sentimento, o un ispirarsi
soggettivo alla sua persona o alle sue parole, ma un'esperienza di
comunanza di vita, che viene compiuta insieme con altri, attraverso
gesti ricevuti da Gesù, il più intenso dei quali e l'Eucaristia.
Potremmo ravvisare un terzo vantaggio nell'occasione di verifica che viene offerta dal considerare questo evento in modo sistematico.
Tutto questo, comunque, non scioglie completamente
la nostra perplessità iniziale.
Rimane il dubbio se, dopo questa legittima iniziativa
conoscitiva, avremo le energie e le capacità per approfondire con stile
e coraggio evangelici e con modalità incarnate, il nostro ritrovarci
settimanale per l'Eucaristia domenicale.
N.B.
La Bibbia racconta che il re Davide fece un censimento del popolo che
Dio gli aveva affidato e che la cosa dispiacque al Signore.
Si trattava, evidentemente, del cedimento alla sottile tentazione di un
orgoglio autocompiaciuto, che comportava la misurazione di una potenza
sulla quale fare conto, indipendentemente dalla collocazione nell'alveo
di un disegno divino.
Per l'indagine che oggi ci viene proposta dalla nostra Diocesi non è
certo così, perché si tratta di una scelta di verifica umile ed attenta,
volta a cogliere quanto il Signore ci dice attraverso eventi che sono in
continuo movimento e chiedono un costante discernimento.
Mercoledì 24 novembre scorso, nelle ex-scuole di
via Brambilla, è stata inaugurata la “Casa della Carità Angelo Abriani”
alla presenza del cardinale Martini, dell’arcivescovo Tettamanzi, di don
Colmegna e del sindaco Albertini.
Farsi carico del prossimo, venire incontro ai suoi bisogni e
dargli un aiuto concreto: questo è l’obiettivo della “Casa della Carità”
illustrato nei diversi interventi che si sono susseguiti.
Il cardinale Martini, che aveva pensato e voluto la
realizzazione di questa casa, ha offerto ai presenti una riflessione
intensa e commossa, a partire dal testo di Genesi 18,1-15 e, dopo aver
considerato la qualità del gesto di Abramo e lo stile umano e altamente
ispirato che lo caratterizza, il Cardinale ha detto:
“E’ bello pensare che Abramo mentre dà, riceve: riceve ciò che gli stava
più a cuore, la promessa di un figlio, di una posterità. Pensava di
compiere un semplice dovere di ospitalità e invece dà una mano a Dio
stesso per lasciarsi riempire dai doni di Dio.
Noi tutti deriviamo da questo gesto di Abramo, riconoscendolo
nostro padre nella fede: Ebrei, Musulmani, Cristiani si riconoscono in
questa sua generosità, in questa sua ospitalità, in questo suo uscire
dalle proprie comodità, in questo suo darsi da fare perché l’ospitalità
fosse grandiosa, veramente degna di un grande patriarca.
Ecco, questo è ciò che vediamo avverarsi qui oggi: è stata
creata questa casa - ed è stata creata uscendo dalla routine delle cose
fatte in qualche modo - per affrontare i gravissimi problemi dei senza
fissa dimora, di coloro che non hanno dove dormire soprattutto in
inverno, e tante altre sofferenze e miserie che sono come una piaga
della grande città…
Questa casa vuole essere non solo un piccolo luogo di rifugio
per chi ha bisogno, ma vuole anche pensare il perché di certe sofferenze
e situazioni: vuole esaminare anche dal punto di vista scientifico,
della psicologia, perché certe sorti, certe avventure umane finiscano
così male.
Questo affinché l’aiuto non sia solo la monetina che ci
sgrava le coscienze, ma una città intera che si lascia interrogare e
rinnovare dalle sofferenze di oggi e vuole rispondervi in maniera
eccellente, non in una maniera qualunque…
Così il sogno di quest’uomo semplice e generoso, Angelo
Abriani, avrà una perennità, avrà una risposta degna, conveniente, e
questa città avrà un luogo in più, oltre ai tanti che già ci sono, per
esprimere la sua intelligenza, la sua carità, la sua ospitalità.
Noi siamo tutti figli di Abramo, ci riconosciamo in lui,
perciò l’ospitalità che verrà data qui non avrà frontiere: accoglierà
tutti coloro che in qualche maniera si richiamano ad Abramo e ancora di
più si richiamano al disegno creatore di Dio…
Io sarò lontano, in preghiera, nella terra di Abramo, ma vi
prometto che ricorderò ogni giorno questa casa, quanto si farà qui, gli
ospiti, i volontari, gli operatori, perché questa casa merita davvero la
nostra attenzione e la nostra preghiera.
E la città da questa casa possa ricevere una buona notizia
circa il suo futuro: Abramo ha avuto il suo futuro da quella visita;
questa casa potrà dare anche alla città nuove speranze, nuove aperture
di futuro”…
Il film “Don Gnocchi, l’Angelo dei bimbi” , che sarà messo in onda dalla televisione lunedì 29 e martedì 30 novembre alle 21.00, riproporrà nelle nostre case la vicenda di un grande testimone della carità del quale è in corso il procedimento di beatificazione.