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Parrocchia San Giovanni Crisostomo

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Quaresima 2005: Quarta settimana


Sperare nella vita

In Gesù, nel suo sacrificio, nel suo "sì" incondizionato alla volontà del Padre, c'è il "sì", il "grazie" e l'"amen" dell'umanità intera. La Chiesa è chiamata a ricordare agli uomini questa grande verità. E' urgente che ciò venga fatto soprattutto nella nostra cultura secolarizzata, che respira l'oblio di Dio e coltiva la vana autosufficienza dell'uomo. Incarnare il progetto eucaristico nella vita quotidiana, là dove si lavora e si vive - in famiglia, a scuola, nella fabbrica, nelle più diverse condizioni di vita - significa, tra l'altro, testimoniare che la realtà umana non si giustifica senza il riferimento al Creatore: "La creatura, senza il Creatore, svanisce". Questo riferimento trascendente, che ci impegna ad un perenne "grazie" - ad un atteggiamento eucaristico, appunto - per quanto abbiamo e siamo, non pregiudica la legittima autonomia delle realtà terrene, ma la fonda nel modo più vero collocandola, al tempo stesso, entro i suoi giusti confini.
(Giovanni Paolo II, Mane nobiscum Domine, n. 26)

 

Impegno settimanale

Cercherò di scoprire e testimoniare a tutti i segni della presenza di Dio accanto a noi.

 

[domenica] [lunedì] [martedì] [mercoledì] [giovedì] [venerdì] [sabato]


DOMENICA 6 MARZO

Quarta domenica di Quaresima
Es 34,28-35; Sal 35; 2Cor 3,7-13.17-18; Gv 9,1-41

 

«Finché sono nel mondo, io sono la luce del mondo.
Detto questo, sputò in terra, fece con la saliva un po' di fango, lo spalmò sugli occhi del cieco, e gli disse:
"Va' e lavati nella piscina di Siloe".
Egli ci andò, si lavò e tornò che ci vedeva ».
(Gv 9, 5-7)

 

Dice Gesù: "Io sono la luce del mondo".
La luce è il principio di tutto: fa esistere e conoscere, godere e amare.

Al contrario della luce c'è la tenebra e la notte, la cecità.

C'è una lotta nell'uomo, sia per chi viene alla luce sia per chi resta nelle tenebre.
Chi viene alla luce deve sostenere l'opposizione delle tenebre; chi resta nelle tenebre avverte il dilagare della luce, che non riesce ad arrestare.
Dal profondo viene il grido di ogni uomo, ed è un grido che invoca la luce, che cerca Dio.

E il Dio che vede l'uomo gli dà la capacità di vedere, di vedere e vedersi con gli occhi stessi di Dio.

 

Preghiamo

Solo Dio può dare la fede,
ma dobbiamo testimoniarla.
Solo Dio può dare l'amore,
ma noi possiamo insegnare
ad amarci come fratelli.
Solo Dio può dare la pace
ma noi la facciamo brillare
agli occhi di tutti.

 

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LUNEDI' 7 MARZO

Gen 37,3-11; Sal 104; Pr 4,20-27; Mt 7,1-5

 

«Perché osservi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo?
Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio, e allora vedrai chiaro e potrai togliere la pagliuzza dall'occhio del fratello».
(Mt 7,3-5)

 

Molte povertà sono provocate dalla carestia di occhi nuovi.
Abbiamo occhi vecchi e fuori uso.
Si sono abituati a scorrere indifferenti sui problemi della gente.
Si sono abituati più a catturare che a donare.
Ed ecco il tedio del vivere che scuote chi non si sente più oggetto di uno sguardo di tenerezza.

La colpa di tante povertà sono questi occhi vecchi che ci portiamo addosso.

 

Preghiamo

Vieni accanto a me, Signore,
e trasforma il mio sguardo.
E' uno sguardo che giudica.
E' uno sguardo che cerca l'errore.
Liberami da tutti gli sguardi
distratti o impietosi
lanciati verso gli altri.

 

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MARTEDI' 8 MARZO

Gen 25,29-34; Sal 35; Pro 2,1-9; Mt 7,6-12

 

«Chiedete e riceverete; cercate e troverete; bussate e la porta vi sarà aperta.
Perché chi chiede, riceve, chi cerca trova, a chi bussa sarà aperto.
Chi di voi darebbe un sasso al figlio se gli chiede un pezzo di pane? O un serpente se gli chiede un pesce?».
(Mt 7,7-10)

 

Il mio cuore è ricco, soddisfatto, chiuso su ciò che ha o che desidera.
Fa fatica ad aprirsi all'Altro e agli altri, a chiedere e a ricevere.
Fa fatica persino a bussare, a confessare a qualcuno di avere bisogno.
Chi spera è povero!
Accettare di sperare perché riceve la salvezza, è accettare che Dio sia la garanzia più assoluta della speranza.

E' questa la povertà che mi fa accogliere la salvezza.
La ricevo come un bene.
La ricevo come una grazia.

L'uomo che spera non è solo povero, ma fiduciosamente disponibile: confida... perché ha sempre una ragione per andare oltre.

 

Preghiamo

Signore, rendici docili
al soffio del tuo Spirito
per camminare incessantemente
raccontando le tue meraviglie
d'amore e di salvezza.

 

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MERCOLEDI' 9 MARZO

Gen 3,1-8; Sal 100; Pro 4,10-19; Mt 7,13-20

 

«Si può forse raccogliere uva dai rovi o fichi dai cardi?
L'albero buono produce frutti buoni, l'albero cattivo frutti cattivi.
Un albero buono non può dare frutti cattivi, né un albero cattivo frutti buoni.
Ogni albero che non produce buon frutto lo si taglia e lo si getta nel fuoco».
(Mt 7, 16-19)

 

I frutti sono le azioni di una vita filiale e fraterna.

L'uva richiama Israele: vigna di Dio, il cui frutto è l'osservanza della Parola.

Il fico, gustoso e dolce, che porta frutto ogni stagione, è il segno della perennità dell'amore.

Sono i frutti che germogliano dal cuore nuovo.
L'albero è figura dell'uomo.

L'albero buono per eccellenza è la croce, da cui pende il frutto maturo e dolce dell'amore di Dio e dell'uomo.
Inseriti in Lui, albero della vita, anche noi diamo il Suo frutto.

 

Preghiamo

La legge del Signore è perfetta
ed è riposo per l'anima;
i tuoi ordini, Signore
sono giusti e rallegrano il cuore;
sono più dolci del miele:
piega allora il mio cuore
a compiere la tua volontà
e ad amare senza limiti.

 

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GIOVEDI' 10 MARZO

Gen 22,15-18; Sal 118; Pro 9,1-6.11.18; Mt 7,21-29

 

«Non chi mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio celeste.
Nel giorno del giudizio molti mi diranno: Signore, Signore! Abbiamo fatto i profeti nel tuo nome, cacciato demoni nel tuo nome, fatto miracoli nel tuo nome.
Allora a quelli risponderò: Io non vi ho mai conosciuti».
(Mt 7,21-23)

 

La differenza tra la sapienza e la stoltezza sta nel fare le parole del Signore e non le proprie, nello scegliere come fondamento del proprio agire Dio o i propri idoli.

O si sta dalla parte di Dio e si entra nella dimora del Padre nel Figlio.
La differenza tra i figli e estranei sta infatti nell'amore.

 

Preghiamo

Gesù, chicco di grano che muori
nel solco perché in noi rinasca la vita.
Concedici di rispondere
sempre al tuo amore
malgrado la nostra
debolezza.

 

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VENERDI' 11 MARZO

«Tendiamo insidie al giusto, perché ci è di imbarazzo... e ci è insopportabile solo il vederlo».
(Sap 2,12-14)

«Allora cercarono di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettergli le mani addosso, perché non era ancora giunta la sua ora».
(Gv 7,30)

 

I giudei cercavano di uccidere Gesù: la persecuzione del giusto fa parte del destino di Gesù e dei suoi discepoli.
Del resto - come diceva Paolo a Timoteo - "Tutti quelli che vogliono vivere pienamente in Cristo Gesù saranno perseguitati" (2Tm 3,12).

«Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che sono mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una gallina la sua covata sotto le ali, e voi non l'avete voluto». (Lc 13,34)

 

Preghiamo

Di fronte alle gravi situazioni di ingiustizia a livello mondiale e nazionale
ci sentiamo impotenti e ci lasciamo vincere dallo sconforto.
Facci sentire che vale la pena di continuare a lottare
e a impegnarci per un mondo giusto e di pace.

Attorno a noi ci sono persone preoccupate di se stesse
e solo dei propri problemi.
Facci sentire che vale la pena continuare
nella ricerca di uno stile di vita, come il tuo,
fatto di gratuità e di condivisione.

Molti si considerano falliti e delusi
per tante aspirazioni personali e familiari distrutte.
Rendici capaci di sperare con loro e di soffrire con loro.

 

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SABATO 12 MARZO

Ez 36,24-28; Sa1 142; Rm 8,14-17; Mc 10,13-16

 

«Gesù disse: Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite, perché il regno di Dio è di quello che sono simili a loro.
In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non vi entrerà».
(Mc 10,14-15)

 

Questa parola di Gesù rischia un'interpretazione sentimentale: forse pensiamo che i bambini riescano quasi sempre a suscitare attenzione, buoni sentimenti, desiderio di protezione.

Ma Gesù si occupa di una categoria non stimata: quando si curava dei bambini attirava le stesse reazioni irritate di quando si dedicava a poveri, peccatori, vedove, stranieri...
Eppure sono essi, come i bambini, i modelli del Regno.

Egli è vicino anche oggi a bambini e giovani di quei paese dove essi, pur essendo una grande parte della popolazione, soffrono per primi i drammi della violenza, dell'abbandono, dello sfruttamento, della fame.

 

Preghiamo

Signore, che ci sei padre
e ci ami come figli
aiutaci a chiamarti
"Padre nostro"
per sentire la tua tenerezza,
e rispondere in modo giusto
al tuo amore infinito.

 

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