«Rimani con noi, Signore, perché si fa sera» (cfr L,c 24,29). Fu
questo l'invito accorato che i due discepoli, incamminati verso Emmaus
la sera stessa del giorno della risurrezione, rivolsero al Viandante che
si era ad essi unito lungo il cammino. Carichi di tristi pensieri, non
immaginavano che quello sconosciuto fosse proprio il loro Maestro, ormai
risorto. Sperimentavano tuttavia un intimo «ardore», mentre Egli parlava
con loro «spiegando» le Scritture. La luce della Parola scioglieva la
durezza del loro cuore e «apriva loro gli occhi». Tra le ombre del
giorno in declino e l'oscurità che incombeva nell'animo, quel Viandante
era un raggio di luce che risvegliava la speranza ed apriva i loro animi
al desiderio della luce piena. «Rimani con noi», supplicarono. Ed egli
accettò. Di lì a poco, il volto di Gesù sarebbe scomparso, ma il Maestro
sarebbe «rimasto» sotto i veli del «pane spezzato», davanti al quale i
loro occhi si erano aperti.
(Giovanni Paolo II, Mane nobiscum Domine, n. 1)
Impegno settimanale
Organizzo il mio tempo, eliminando qualcosa di superfluo e programmando tempi di preghiera per questa quaresima.
[domenica] [lunedì] [martedì] [mercoledì] [giovedì] [venerdì] [sabato]
Prima domenica di Quaresima (cattolici, anglicani)
Is 58,4-10; Sal 150; 2Cor 5,18-21;6,1-2; Mt 4,1-11
«Poi lo Spirito condusse Gesù nel deserto perché fosse messo alla
prova dal diavolo. Dopo aver digiunato per quaranta giorni e quaranta
notti ebbe fame.
Allora il diavolo lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul tetto del
tempio.
Di nuovo il diavolo lo condusse ancora su un monte altissimo e gli
mostrò tutti i regni del mondo con il loro splendore». (Mt 4,1-2.5.8)
L'azione di Gesù muove i suoi passi nel deserto, dove vi era rimasto quaranta giorni in preghiera e digiuno «e per essere tentato».
A partire dalle tentazioni, colui che ha assunto forma umana per salvarci, le esperimenta e le respinge, perché sia sempre riservato il primo posto a Dio.
I «no» che Gesù oppone al tentatore non sono solo risposte, ma sintetizzano il comportamento di tutta la sua vita. Egli non ha mai legato il divino ad un suo interesse. Ha sempre posto Dio al di sopra di tutto.
Preghiamo
Signore, non si inorgoglisce il mio cuore e non si leva con superbia
il mio sguardo: non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie
forze.
Io sono tranquillo e sereno
Come bimbo svezzato in braccio a sua madre
(dal salmo 130)
Gen 12,1-3; Sal 118; Pro 1,20-25.32; Mt 5,1-12
«Gesù salì sul monte. Si mise a sedere e i suoi discepoli gli furono intorno.
Egli prese a parlare e li ammaestrava dicendo:
Beati gli umili... Beati gli afflitti... Beati i non violenti...
Beati gli ansiosi di compiere la volontà di Dio... Beati i misericordiosi... Beati quelli che hanno il cuore puro...
Beati i creatori di pace... Beati i perseguitali perché fedeli alla volontà di Dio...
Beati voi, quando sarete insultati,... perseguitati e calunniati ingiustamente per causa mia» (Mt 5,1-12)
Le parole delle Beatitudini, sono le parole umane della logica divina. Il mondo ha invece una sua logica che è dettata dal guadagnare o dal perdere, dal successo e dalla riuscita. Ha una sua logica e la impone.
Gesù agisce in un altro modo: sta dalla parte della persona, privilegia i piccoli e i poveri, fa comunità con gli emarginati. La sua «economia» è quella della salvezza, del dono di sé, della croce.
Le nostre parole uccidono: sono parole per metterci in mostra, parole per difenderci.
Percorrendo il cammino della vita ci è apparsa per fortuna una sorgente d'acqua. «Voi che avete sete, venite all'acqua» ci sussurrava insistente una voce.
Preghiamo
Grazie, o Padre che ci ascolti,
delle tue parole di vita e d'amore che fan zampillare in noi
come sorgente imperitura, la pace e la fraternità
(Paolo VI)
Gen 17,1b-8; Sal 32; Pro 8,12-21; Mt 5,13-16
«Siete voi il sale della terra. Siete voi la luce del mondo.
Nessuno accende una lucerna e la mette sotto il secchio, ma sopra il candelabro per far luce a quanti sono nella casa.
Così deve brillare la vostra luce agli occhi degli uomini: essi vedranno le vostre opere buone e riconosceranno
il Padre vostro celeste». (Mt 5,13a.14a.15-16)
La candela non si preoccupa di illuminare: brucia e bruciando illumina. Il sale non può non salare e la luce non illuminare. Il problema non è salare o illuminare, ma essere sale e luce.
In realtà noi non siamo luce, ma lucerna.
Solo se è accesa, fa luce. Così come noi facciamo luce solo se siamo accesi da Cristo, dal fuoco del suo amore.
Preghiamo
Fa' brillare, Signore, nei nostri cuori la luce che il tuo amore sprigiona:
sarà guida sicura in questo deserto bruciato di una umanità incapace d'amare.
Gen 49,1.8-10; Sal 71; Pro 4,1-6.8-9; Mt 5,17-19
«Non pensate che io sia venuto ad annullare la legge di Mosè e l'insegnamento dei profeti;
non son venuto per annullarli, ma per completarli.
Chi trasgredisce anche uno solo dei più piccoli comandamenti sarà il più piccolo nel regno dei cieli.
Chi invece li osserva e così insegna agli altri, sarà grande nel regno dei cieli». (Mt 5,17-19)
Gli scribi e i farisei insegnavano la giustizia della Legge. Gesù dice che per entrare nel Regno non basta eseguire la legge.
È necessaria una giustizia che ecceda i limiti della legge: quella del Padre, che ama e perdona gratuitamente. È una giustizia «eccessiva» perché l'amore che la muove non conosce misura.
Gesù vive l'amore, con la misura eccessiva del Figlio, uguale a quella del Padre, che sola apre le porte del Regno.
Egli non è l'abolizione della legge, ma il suo compimento.
Preghiamo
La legge del Signore è perfetta e rallegra i nostri cuori e da'riposo all'anima.
I suoi ordini pieghino il cuore ad amare senza limiti.
Gen 9, 1-7; Sa1 36; Pro 6,12-19; Mt 5,20-26
«Vi dichiaro che se la vostra obbedienza al volere di Dio non supera l'osservanza dei maestri
della legge e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Se stai portando la tua offerta lì sull'altare, e lì ti ricordi che il fratello ha qualcosa
contro di te, lascia l'offerta lì sull'altare e corri prima a riconciliarti con il tuo fratello». (Mt 5,20.23-2a)
Il perdono che propone Gesù - «settanta volte sette» - e un perdono illimitato che va oltre ogni matematica e rende capaci di perdonare gli altri come fratelli.
Chi non si sente perdonato non ama, e chi non è disposto a perdonare fino in fondo il fratello, non viene perdonato. Cristo viene ad annunciarci che la vita è più forte della morte, e che l'amore è più forte dell'odio.
Viene a rivelarci con quale amore di Padre ci ami.
Preghiamo
Dio di Abrarno e nostro, Dio di quelli che credono e sperano,
aiutaci ad aprire il nostro cuore ad una fede cosciente e matura e rinnova le nostre vite con la grazia del tuo Spirito.
«Se presenti la tua offerta all'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono sull'altare e va prima a riconciliarti con lui». (Mt 5,25)
L'amore fraterno e la riconciliazione sono le condizioni per rendere
culto vero a Dio. Amare Dio e il prossimo, infatti «vale più di tutti
gli olocausti e i sacrifici».
Non c'è culto senza amore e... viceversa.
Preghiamo
Signore Gesù,
ti ringraziamo di esserti caricato delle nostre colpe e di quelle del mondo intero:
la tua solidarietà ci salva.
Per quanto siano grandi i nostri peccati e le nostre negligenze familiari,
il tuo amore ci libera e ci riconcilia.
Per quanto forti e diffuse siano le ingiustizie, le oppressioni e le menzogne tu ci inviti a vincere ogni scoraggiamento
e a costruire con te un mondo nuovo:
il tuo esempio e la tua forza ci sostengano.
Es 17,1-7; Sa1 22; 1Cor 10,1-5; Gv 7,37-39
«Nell'ultimo giorno, il più solenne della festa, Gesù, ritto in piedi, gridò: Chi ha sete venga a me, beva chi crede in me.
Come dice la Scrittura: scorreranno da lui fiumi di acqua viva.
Si riferiva allo Spirito che i credenti avrebbero in seguito ricevuto». (Gv 7,37-39)
Percorrevamo il cammino della vita ed è apparsa una sorgente d'acqua. «Voi che avete sete, venite all'acqua!», diceva una voce.
Noi portavamo pesi che ci opprimevano, eravamo affaticati e stanchi. Dopo aver bevuto, abbiamo buttato via i bagagli, gioito e cantato. E la voce ripeteva: «Io sono mite e umile di cuore. Voi troverete ristoro per le vostre anime».
Preghiamo
Tu, o Signore
sei la parola accolta, che tutto definisce, tutto spiega e redime.
Dacci la forza di accoglierla
e viverla interamente ogni giorno.
(Paolo VI)