Gli apostoli nelle memorie da loro lasciate e chiamate vangeli, ci
hanno tramandato che Gesù ha comandato così:
Preso il pane e rese grazie, egli disse: "Fate questo in memoria di me.
Questo è il mio corpo".
E allo stesso modo, preso il calice e rese grazie, disse: "Questo è il
mio sangue" e lo diede solamente a loro.
Da allora noi facciamo sempre memoria di questo fatto nelle nostre
assemblee [...].
Tutti coloro che abitano in città o in campagna convengono nello stesso
luogo [...].
Ci raduniamo tutti insieme nel giorno del Sole, sia perché questo è il
primo giorno in cui Dio, volgendo in fuga le tenebre e il caos, creò il
mondo, sia perché Gesù Cristo nostro salvatore risuscitò dai morti nel
medesimo giorno.
Lo crocifissero infatti nel giorno precedente quello di Saturno e
l'indomani di quel medesimo giorno, cioè nel giorno del Sole, essendo
apparso ai suoi apostoli e discepoli, insegnò quelle cose che vi abbiamo
trasmesso perché le prendiate in seria considerazione.
(Giustino, Apologia I, 66-67)
Si sente ancora dire, da chi guarda dall'esterno e da lontano, che il cristiano è "uno che va a Messa la domenica".
La consuetudine di riunirsi in assemblea si fonda sul comando di Gesù
che nell'ultima cena, dopo aver compiuto i gesti e detto le parole sul
pane e sul vino, concluse con l'ordine rivolto agli apostoli, e per
mezzo loro a tutti noi: "Fate questo in memoria di me".
Facendo quanto Cristo fece nell'ultima cena, la Chiesa compie un atto di
obbedienza, esegue fedelmente un comando, anzi rende grazie al Padre per
l'intera opera di Gesù Cristo.
Sì, ma in quale giorno fare memoria del Signore Gesù?
Il giovedì, o la domenica?
La scelta del giorno è stata chiaramente suggerita da Cristo stesso.
Nel primo giorno dopo il sabato - quello della risurrezione - egli si è
manifestato più volte agli apostoli riuniti, precisamente quando erano a
mensa: la sera di Pasqua e otto giorni dopo, con la presenza anche di
Tommaso.
Da allora fino ad oggi, ogni otto giorni, la Chiesa non ha mai
cessato di riunirsi in assemblea nel giorno "regale" o del Risorto, per
fare memoria, con l'ascolto della Parola e partecipando alla mensa
eucaristica, del mistero pasquale, cioè della morte e della risurrezione
del suo Signore.
La domenica si caratterizza pertanto come giorno "festivo", di riposo,
dedicato alla lode e al rendimento di grazie per l'opera e per il dono
della salvezza.
E' perciò un giorno di esultanza, in cui - come diceva il divieto di
pregare in ginocchio e di digiunare - si esprime la gioia pasquale.
Tuttavia la domenica non è solo il "giorno del Signore risorto" (Kyrios),
ma insieme "giorno della Chiesa riunita per celebrare l'Eucaristia".
Tutta la Chiesa: un'assemblea in profonda comunione di fede, aperta e
sollecita, che fa memoria degli assenti e si prende cura dei malati, ai
quali i ministri recano l'Eucaristia.
E, mentre si celebra il massimo segno della carità di Cristo, non è
possibile dimenticare i poveri.
Ecco perché, fin dalle origini, l'assemblea domenicale è stata
considerata il luogo più proprio per esprimere il servizio della Chiesa
verso i bisognosi.
L'Eucaristia domenicale non si rinchiude entro le mura della chiesa, ma
fonda la missione della Chiesa, diventando per tutti i cristiani impegno
di testimonianza e servizio di carità.