«Quando il proconsole disse: "Hai agito contro le prescrizioni
degli imperatori e dei Cesari per radunare tutti costoro", il presbitero
Saturnino ispirato dallo Spirito del Signore disse: "Abbiamo celebrato
la cena del Signore senza preoccuparci di esse".
Il proconsole disse: "Perché?".
Rispose: "Perché la cena del Signore non può essere tralasciata".
Quando poi fu fatto entrare Emerito: "Nella tua casa, disse il
proconsole, sono state tenute riunioni contro il decreto degli
imperatori?".
Emerito ripieno di Spirito Santo disse: "In casa mia abbiamo celebrato
la cena del Signore".
E quello: "Perché, disse, permettevi loro di entrare?".
Replicò: "Perché sono miei fratelli e non avrei potuto loro impedirlo".
"Eppure, riprese il proconsole, tu avevi il dovere di impedirglielo".
E lui: "Non avrei potuto, poiché noi non possiamo stare senza la cena
del Signore..."».
(Atti dei martiri africani Saturnino, Emerito, Dativo e altri, anno 304)
I cristiani di Abitene affrontarono la morte per essere fedeli al comando di Gesù nell'ultima Cena: "Fate questo in memoria di me", per incontrarlo e nutrirsi di lui vivo e presente nel pane eucaristico.
Con la stessa fedeltà, secondo una tradizione che trae origine dalla sera di Pasqua, ogni domenica i cristiani devono riunirsi in assemblea - insegna il concilio Vaticano II nella Costituzione liturgica -, perché ascoltando la Parola di Dio e partecipando all'Eucaristia, facciano memoria della passione, della risurrezione e della gloria del Signore Gesù, e rendano grazie a Dio che li ha generati nella speranza viva per mezzo della risurrezione di Gesù Cristo dai morti (cfr. Sacrosanctum Concilium, 106).
Tre sono quindi gli elementi che costituiscono l'evento di fede:
Così si fa memoria del Signore Gesù, come egli ha comandato; così i fedeli sono resi partecipi del suo mistero umano e divino, in attesa della sua venuta gloriosa e del convito celeste; così la Chiesa si edifica come corpo di Cristo.