Poiché siete membra di Cristo, non disperdetevi dalla Chiesa
trascurando di riunirvi; poiché infatti avete in Cristo il vostro capo,
secondo la sua promessa presente e in comunione con voi, non
trascuratevi e non private il salvatore delle sue membra, non lacerate e
non disperdete il suo corpo né vogliate anteporre alla parola di Dio i
bisogni della vostra vita temporale, ma in giorno di domenica, mettendo
da parte ogni cosa, affrettatevi alla Chiesa.
(Didascalia apostolorum, II, 50)
«Gli apostoli, accogliendo
nel Cenacolo l'invito di Gesù: "Prendete e mangiate... Bevetene tutti"
sono entrati per la prima volta in comunione sacramentale con lui.
Da quel momento fino alla fine dei secoli, la Chiesa si edifica mediante
la comunione sacramentale col Figlio di Dio immolato per noi: "Fate
questo in memoria di me" (cfr. Ecclesia de Eucharistia, 21)».
Da allora mai la Chiesa ha tralasciato di riunirsi in assemblea nel
giorno della risurrezione per celebrare il mistero pasquale con
l'ascolto delle Scritture, la celebrazione dell'Eucaristia e il
rendimento di grazie (cfr. Sacrosanctum Concilium, 6).
E, fin dalle origini viene sottolineato come a celebrare la cena del
Signore sia tutta l'ecclesia.
Al momento dell'istituzione dell'Eucaristia, infatti, agli apostoli - il
primo nucleo della Chiesa - Crista affidava il suo dono e il suo gesto,
da ripetere in sua memoria.
"Il primo giorno della settimana [cioè la domenica] ci eravamo
riuniti a spezzare il pane", affermano gli Atti degli Apostoli (20,7).
Anche san Paolo scrive: "Ogni volta infatti che mangiate di questo pane
e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché
egli venga" (1 Corinti 11,18-26).
In questo "voi" abbiamo la prova indiscutibile che, quando viene
descritta la cena del Signore, posta in evidenza è l'assemblea
convocata.
Si tratta di una riunione di Chiesa, nella sua pienezza di unità, a cui
ogni cristiano è convocato personalmente da parte dello stesso Cristo
"buon pastore".
Come non si ha cristiano senza Chiesa, non vi è Chiesa senza assemblea.
Il cristiano è un membro del corpo visibile della Chiesa e non può
mancare all'appuntamento: non solo perché è necessario partecipare
all'Eucaristia, ma soprattutto perché in quel momento la Chiesa si
raduna e, in tal modo, si manifesta e si realizza.
In quel momento l'assemblea, celebrando la propria fede e rendendo
grazie a Dio, prende coscienza di essere Chiesa da Dio convocata, della
propria natura di "convocazione".
Non si tratta di un'assemblea informe e passiva, ma articolata in una
pluralità di ministeri e di servizi (la proclamazione della Scrittura,
il servizio all'altare, il canto...) e riunita "sotto la presidenza del
sacerdote, che agisce nella persona di Cristo, per celebrare il
memoriale del Signore, cioè il sacrificio eucaristico" (cfr. Messale
Ambrosiano, Institutio, 7).
Così nell'assemblea riunita, si rende visibile il mistero della Chiesa,
che Cristo associa a sé nell'azione eucaristica.