La nostra Diocesi celebra, oggi, la XXIV Giornata della Solidarietà.
È un'occasione per riscoprire il compito che, come credenti e cittadini,
abbiamo nei confronti della vita sociale.
Quest'anno vogliamo riflettere sui problemi dell'occupazione, sulla
qualità del lavoro e sulle nuove condizioni di insicurezza
che lo mettono a rischio, comportando per molti vita, casa e futuro
precari.
Essere missionari passa, in particolare, attraverso l'impegno
a capire, a condividere ed affrontare i problemi delle persone.
Come Gesù viveva tra la gente e condivideva le fatiche e i problemi di
tutti, portando una speranza nuova e la liberazione dal male, così anche
noi siamo chiamati a condividere le prospettive del Vangelo con gli
uomini e le donne del nostro tempo.
L'insegnamento sociale della Chiesa è parte integrante della
evangelizzazione e rappresenta lo sforzo di riflessione etica sul mondo
dell'economia, della politica e del lavoro.
Esso si aggiorna continuamente alla luce dei cambiamenti della realtà in
cui viviamo e dei problemi che essi suscitano.
Il valore del lavoro. La riflessione sul lavoro, oggi, proprio
nel tempo della difficoltà in termini di sicurezza, tende a riprendere
alcune linee di coscienza e addirittura di spiritualità, così come la
sensibilità cristiana vuole suggerirci.
Anche gli economisti parlano del lavoro che non può essere solo
strumento per una fonte minima di reddito, ma deve essere risorsa di
benessere per la persona e per la famiglia.
Il lavoro ha dentro di sé delle prospettive e delle capacità impensabili che esigono di sprigionarsi, perché gli si riconosca la dignitosa operatività di una persona che utilizza il proprio impegno per sviluppare se stessa, la realtà e le persone che la circondano.
Qualità del lavoro. Se il progresso tecnologico ci ha messo in condizione di poter fare un lavoro in minor tempo, riscattati dalla fatica fisica, il lavoratore desidera, attraverso la sua capacità e competenza, organizzare e progettare un lavoro più umano, all'interno di condizioni in cui ciascuno possa offrire il proprio contributo con responsabilità, serenità e libertà.
Il lavoro si è fatto sempre più flessibile. Finché si tratta
di periodi di passaggio, necessari per una esperienza (come avviene per
i laureati nei primi anni di vita attiva o per i giovani che desiderano
cambiare per variare la loro esperienza), il fenomeno può essere
accettabile.
Il lavoratore paga con la flessibilità, più o meno desiderata, una
formazione sul vivo che gli consente di transitare verso un lavoro a
condizioni soddisfacenti da cui scaturisce benessere e sicurezza.
La persona ha bisogno di riferimenti stabili per costruirsi una vita degna. Pertanto la precarietà diventa un tranello quando i lavoratori alternano periodi di occupazione a periodi di disoccupazione, senza prospettive future di miglioramento.
Il dibattito, sviluppatosi in Italia, sta sostenendo che il fenomeno
della flessibilità è ormai una realtà strutturale.
Infatti, tali rapporti di lavoro diventano una condizione indispensabile
all'impresa per adattarsi al cambiamento tecnologico e organizzativo, in
un contesto di globalizzazione e di mercati sempre più competitivi.
Tuttavia, questo nuovo modo di lavorare "flessibile" presenta
opportunità e rischi diversi.
La nuova legge, detta Legge Biagi (n. 30/2003), è controversa non solo per il metodo, ma anche perché introduce norme che riducono gl'interventi del sindacato, ampliando il potere dell'impresa (scelta dei tempi e forme di rapporti di lavoro).
I lavoratori si accorgono che diminuiscono i redditi, il potere contrattuale, l'opportunità di migliorare le proprie competenze (carriera), le tutela dei diritti, la qualità del lavoro e la sicurezza.
Una flessibilità senza regole non fa bene neanche all'impresa, poiché viene a mancare un minimo di continuità e quindi di fedeltà nel rapporto di lavoro, di cui la stessa impresa ha bisogno per affrontare un mercato sempre più competitivo.
Per contribuire, perciò, a mantenere la fiducia dei dipendenti, è
necessaria una protezione contro i rischi della disoccupazione e la
perdita di reddito.
Maggior equilibrio tra flessibilità e sicurezza contribuisce a
migliorare qualità, produttività e soddisfazione nel lavoro, favorendo
una società che riconosce dignità e cittadinanza a ciascuno.
Occorrono, quindi, scelte coraggiose, in particolare, dirette a promuovere sistemi di protezione sociale, tra cui risultano indispensabili gli ammortizzatori sociali e la formazione continua.
La formazione deve essere valorizzata e ampliata, poiché è il sostegno necessario al lavoratore per fronteggiare la flessibilità del lavoro e far crescere la sua professionalità.
In conclusione, la flessibilità può risultare accettabile soltanto se viene garantita un'adeguata sicurezza di rimanere e progredire nel lavoro, attraverso l'assunzione, da parte di tutti (Stato, imprenditori, sindacato e lavoratori), dei rischi del cambiamento.
La Comunità cristiana ha una sua presenza capillare sul territorio e incontra, soprattutto nei Centri di Ascolto, persone disorientate e spesso disperate per il costo della vita, la precarietà, la disoccupazione e il costo della casa.
Sono problemi che riguardano tutti.
Certamente, comunque, la Comunità cristiana non deve ignorare tale
sofferenza e quindi non può disinteressarsi di queste situazioni.
Sono: