Lettera ricevuta dalla Redazione il 10 febbraio 2005 e pubblicata sotto la totale responsabilità dello scrivente.
Sono circa tre mesi che la nostra comunità ed alcuni di noi in modo particolare si stanno impegnando nella difesa dello spazio Padova-Tarabella e volevo condividere alcune riflessioni su quello che si sta facendo e sulle motivazioni che ci guidano.
La prima annotazione che mi viene in mente è che dal primo momento il nostro impegno non è stato contro qualcuno, ma a favore di qualcosa, a favore della vivibilità di una zona di Milano che rischia oggi di essere conosciuta solo per i suoi aspetti negativi, legati alle difficoltà di integrare una forte immigrazione, alla microcriminalità, al traffico ed all'inquinamento. Sono situazioni difficili, che oggi sono presenti in Via Padova come in tanti altri quartieri della nostra città, noi però viviamo qui, in questo preciso momento della storia e come cristiani siamo chiamati a confrontarci anche con queste realtà, facendoci carico delle situazioni con il nostro stile, che deve essere quello della porta aperta e non della chiusura in noi stessi.
Mi permetto un parallelo personale....io lavoro in una multinazionale con sede in Brianza e quando racconto ai miei colleghi i fatti che capitano sotto casa mia (litigi e schiamazzi notturni, interventi della polizia, livello di inquinamento... etc.), la loro reazione è sempre quella di cercare di convincermi a trasferirmi fuori città, come alcuni di loro hanno già fatto, scegliendo così una situazione più vivibile. Devo dire che questa prospettiva mi tenta, però io sono nato e cresciuto in Via Padova, vivo qui e qui ho avuto dei figli, ma soprattutto cerco di essere un cristiano che coltiva dei segni di speranza per il futuro di questa zona.
Uno di questi segni di speranza è rappresentato dall'area di cui stiamo parlando, con tutte le attività che ha ospitato nel corso di questi 30 anni: le attività gestite dalla Polisportiva per garantire uno sport sano ed aperto a tutti; l'attività educativa del gruppo Scout Milano68; la presenza dell'oratorio estivo, un servizio che accoglie tutti i bambini ed i ragazzi del quartiere che ne hanno bisogno e non solo quelli che frequentano la parrocchia. E' infine uno dei pochi spazi verdi della zona e (se rimarrà in carico a noi) credo che si debba anche pensare di renderlo più utilizzabile per la gente del quartiere.
Un altro segno è sicuramente l'interesse e la partecipazione, che si sono create intorno a questa vicenda, anche da parte di persone che solitamente non partecipano alla vita parrocchiale oppure la vivono con un pò di distanza. Conoscendosi e lavorando insieme sono nate nuove amicizie e spesso c'è qualcuno che ci ferma per strada per chiedere come va....credo che nella nostra povertà di rapporti personali, dove si fa quasi fatica a salutarsi in ascensore, questo sia un germe importante.
Questi sono alcuni dei valori che abbiamo a cuore, certo ci sono tante altre situazioni che richiedono la nostra attenzione pastorale (es. oratorio, liturgia, catechesi) e non le stiamo dimenticando, pur con le nostre forze che sono limitate, ma di fronte ad un'emergenza che ci tocca così da vicino, non è possibile restare indifferenti.
Mi scuso per la lunghezza e concludo con una citazione di Genesi che mi è venuta in mente mentre scrivevo queste righe. "Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perchè lo coltivasse e lo custodisse" (Gen 2,15).
Paolo Bonato
Consigliere CPP
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